La discrasia con la quale il Partito democratico interpreta le questioni relative al paesaggio e al territorio non dovrebbe più sorprendere. Tuttavia la sorpresa, in tempi di unitàe condivisioni politiche, non può che lasciare spazio alla preoccupazione. In particolare, il Pd campano, dopo essere stato l' artefice di una delle più confuse leggi urbanistiche regionali, dopo aver redatto leggi sul laissez-faire dettate a tavolino dai costruttori e dai loro avvocati (tipo la 192001, che ha reso sostanzialmente edificabili tutte le aree regionali a vincolo paesaggistico), dopo aver approntato e gestito l' intero piano rifiuti attraverso il quale si sono inquinati definitivamente ettari di territorio e il cui simbolo nefasto sono le ziggurat di monnezza nel giuglianese visibili anche dai satelliti, ora propone una legge per "risolvere" il condono edilizio in Campania. La proposta di legge non è scritta male, anzi, come tutte le leggi in materia è ricca di buone intenzioni e di intuizioni tecnicamente pertinenti. In questo senso non una novità. La prima legge italiana sul condono edilizio, ad esempio, era intitolata: "Norme in materia di controllo dell' attività urbanistico-edilizia", e cioè il contrario di quello che si accingeva a fare: aprire nella nostra nazione, unica in Europa, le porte alle sanatorie, dovunque e comunque. Anche quella legge, come le due che l' hanno seguita, era densa di regolette ben scritte e che si proponevano di recuperare, in cambio di un congruo obolo, i paesaggi manomessi dall' abusivismo di necessità ma, ancora di più (come tutti sanno) da quello degli speculatori che subodorando prima di tutti le opportunità offerte dalle leggi della rendita urbana, operavano (e operano) protervamente al di fuori delle regole dei piani regolatori, fornendo case a buon mercato e lasciando nel degrado e nell' assenza di servizi il territorio circostante, rendendolo facile preda di ulteriore abusivismo e degrado, in un intollerabile consumo di suolo che ha definitivamente alterato chilometri quadrati di paesaggi, in genere costieri e suburbani. La legge promossa dal Pd locale, pur cogliendo la fondamentale problematica della soluzione di migliaia di pratiche inevase, di territori "interrotti" e di situazioni di diritto sospese e a volte ingiuste, parte da un errore esiziale: confidare in sanzioni per le inadempienze dei Comuni (fino alla facezia dello scioglimento degli stessi) per quanto riguarda i tempi e la redazione di un Piano di Recupero, pene severe, anche erariali, per i funzionari e, in generale, un campionario sanzionatorio tanto crudele quanto fatto di fuffa, come chiunque si occupi della cosa pubblica a livello locale sa. E lo sa anche il Pd, la cui riflessione probabilmente muove dal fatto chei danni di questa legge sul condono sarebbero comunque minori da quanto combinato in circa dieci anni di governo regionale in materia di governo del territorio. In questo senso, i "termini perentori", le "ratifiche obbligatorie", la "acquisizione pubblica degli immobili", addirittura un "piano comunale di demolizione", previsti dalla proposta di legge, sono minacce che fanno sorridere chi ha danaro da immobilizzare e sono un divertimento per gli avvocati amministrativisti pronti a demolirne il senso e l' operatività. Del resto basta aprire qualsiasi fascicolo di un qualsiasi Comune. Delle migliaia di pratiche esaminate dalle amministrazioni comunali in aree a vincolo paesaggistico, afferenti le vecchie leggi sul condono, ad esempio, non una è stata bocciata. Tra una rettifica, un' addizione, una sottrazione e un aggiusto praticamente tutti gli immobili finora esaminati sono stati ritenuti degni di sanatoria e di poter conseguentemente pagare gli oneri e le oblazioni con cui attualmente i Comuni riescono a tenere in piedi la loro macchina amministrativa. Un flusso di danaro che è il senso vero di tutte le opzioni di condono, soprattutto in tempi di crisi, trattando l' articolo 9 della Costituzione come un avvertenza utile da raccontare nelle scuole ai corsi di educazione civica, ma improbabile da applicare in una realtà fatta di realismo politico e di ragioni concrete. Il tema del condono edilizio, in buona sostanza, sarebbe il caso di lasciarlo ai professionisti della deregolazione del centrodestra, i Carlo Sarro, i Francesco Nitto Palma, i Ciro Falanga, le cui proposte di legge sono chiare, sintetiche e senza ipocriti fronzoli. Il prossimo condono è alle porte, e sarà come tutti gli altri.
la Repubblica
21 Giugno 2013
LA FOLGORAZIONE DEL PD SULLA VIA DEL CONDONO
GI
Giuseppe Guida
la Repubblica
Il Partito Democratico (Pd) propone una legge per "risolvere" il condono edilizio in Campania, ma la proposta è stata criticata per essere troppo lena con gli abusanti. La legge prevede sanzioni severe per i Comuni che non rispettano i piani regolatori, ma è stata criticata per essere troppo crudele e per non affrontare le cause profonde dell'abusivismo. La legge è stata anche criticata per non affrontare il problema della soluzione di migliaia di pratiche inevase e di territori "interrotti".
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