SUL Maggio è muro contro muro. Anzi, sul destino dell'Opera in Italia. Ministro e governo al lavoro frenetico per salvare non solo il Maggio ma tutte le Fondazioni liriche, escludendo la liquidazione. Il ministro Bray ne fa un punto di impegno. D'accordo Rossi e i sindacati. Dall'altra parte, il commissario Bianchi che ieri, rifiutando la proposta alternativa dei sindacati, ha ripetuto di non vedere altra soluzione che la liquidazione. Come già detto da Renzi che non va oggi alla riunione convocata da Bray. FALLITA ieri la trattativa sindacale al Maggio. Il commissario ha riposto picche alla proposta di Cgil, Cisl e Uil di risparmio, pena sacrifici dei lavoratori, di 3 milioni sul costo del lavoro, giudicata da Rossi «rivoluzionaria ». «Bianchi non voleva trattare - accusa Cristina Pierattini, Cgil - Ne è la prova il fatto che il documento con le motivazioni del no è apparso in bacheca un minuto dopo la riunione». No perché la proposta non è unitaria, dice Bianchi riferendosi al fatto che la Fials degli orchestrali è contraria, no perché insufficiente e impossibile. Unica soluzione, ripete, la liquidazione. E sciorina, anche in rete, il bilancio 2012, spedito mercoledì scorso al Mibac. E' uno di quei bilanci che si fanno per liquidare, mettendoci dentro tutti quanti i debiti fino all'ultima goccia in modo da pagarne poi una minima quota tramite concordato: 10.282.000 di buco nel 2012, 37 milioni e mezzo di debito e patrimonio negativo. «Ci ha detto che chi non vuole liquidare lo fa solo per fare piacere alle banche creditrici», raccontano i sindacalisti. Si vedrà cosa Bianchi e Bray si diranno oggi. Dopo che ieri a Roma si è riunito a lungo un tavolo tecnico sull'argomento a Palazzo Chigi, con l'intento di trovare le prime risorse d'urgenza e le prime norme per evitare cadute a catena, dal Maggio alle altre Fondazioni liriche, la maggioranza in crisi. E' certo l'inserimento nel decreto lavoro delle norme salva lavoratori, compresa quella sul loro passaggio ad altri enti del Mibac se risultassero di troppo nelle Fondazioni. Come è certa la possibilità di anticipare il Fus per l'emergenza immediata. E come è altrettanto sicura, dicono le voci ministeriali, la volontà di Bray di combattere la sua battaglia per quella che considera la partita della vita o della morte delle Fondazioni liriche in Italia. Stamani l'incontro tra ministro, commissario, Regione, Provincia e Comune. Intanto Rossi si arrabbia: «A chi continua a dichiarare la sua irremovibile volontà di liquidare il Maggio Fiorentino lancio un avviso come socio fondatore che contribuisce al Maggio come il Comune. La Regione Toscana ha un buon nome che non vogliamo venga macchiato da iniziative che giudichiamo non sufficientemente valutabili nelle loro conseguenze, o poco chiare nei percorsi da compiere». Aggiunge: «La Regione si onora di aver sempre pagato i suoi debiti verso i fornitori e di aver regolarmente rimborsato i ratei alle banche. Il piano dei sindacati rappresenta una buona base di partenza per il risanamento. La notizia della liquidazione farebbe il giro del mondo e si direbbe che dietro il Maggio c'era lo Stato italiano, la Regione Toscana e il Comune di Firenze. Una figuraccia planetaria di insolvenza da parte di enti pubblici italiani». (i.c.)