Ritrovate 23 urne e tremila reperti finiti sul mercato nero SOTTRATTE alla tomba che le custodiva da più di due millenni, erano finite nel mercato clandestino, alcune già vendute, altre in cerca di acquirente. Ma grazie all'operazione «Ifigenia» dei carabinieri del Comando per la Tutela del patrimonio culturale, 23 urne etrusche di età ellenistica, risalenti fra la fine del IV e l'inizio del I secolo a. C., sono state recuperate, insieme a oltre 3mila reperti archeologici. «Si tratta del più importante recupero di arte etrusca degli ultimi decenni » ha spiegato il generale Mariano Mossa, comandante del nucleo Tpc dei carabinieri, presentando ieri a Roma i reperti rinvenuti a Perugia, alla presenza del ministro ai Beni culturali, Massimo Bray. Le 23 urne integre in travertino bianco umbro, splendidamente decorate ad altorilievi con scene di battaglie, tauromachie, dorature o raffigurazioni del mito di Ifigenia, facevano parte di un unico contesto funerario: una tomba a ipogeo riconducibile alla famiglia aristocratica dei Cacni con un ricco corredo, di cui fanno parte anche un elmo frigio, uno scudo e un rarissimo kottabos in bronzo, un gioco dell'epoca usato durante banchetti e simposi. «Si tratta di un recupero eccezionale» ha dichiarato Bray, auspicando al più presto una riforma che inasprisca le sanzioni per i reati contro il patrimonio culturale. Al termine delle indagini, 5 persone sono state denunciate all'autorità giudiziaria per ricerche illecite, impossessamento e ricettazione di beni culturali. Tutto è cominciato a Roma due anni fa, quando i carabinieri hanno sequestrato a un uomo, noto nel giro del commercio illecito di opere e reperti archeologici, una piccola testa in travertino e la fotografia di un'urna etrusca: il frammento costituiva, in realtà, una porzione della scultura riprodotta in foto, da mostrare come "provino" a possibili acquirenti. Grazie alla collaborazione scientifica di Gabriele Cifani, docente di Tor Vergata, i militari sono riusciti a individuare, come possibile contesto d'origine del reperto, una necropoli etrusca, verosimilmente nel perugino. E, con la collaborazione della Soprintendenza di Perugia, hanno localizzato altre urne, in mano a privati. Le indagini, coordinate dalla procura di Perugia con il sostituto procuratore Paolo Abbritti si sono quindi concentrate su quell'area e, più tardi, su una società edile del capoluogo umbro. «Una decina di anni fa, durante gli scavi non autorizzati per una casa, l'impresa edile aveva trovato i reperti, ma non aveva informato le autorità» spiega il maggiore Antonio Coppola, ricostruendo l'accaduto. Gli imprenditori avevano deciso, invece, di nasconderli altrove, per poi immetterli nel mercato antiquario clandestino. Una volta accertato, attraverso intercettazioni e pedinamenti, che uno degli indagati stava appunto cercando di venderli, sono scattate le perquisizioni, che hanno portato al sequestro. «Si tratta di un ritrovamento di importanza clamorosa spiega il direttore generale per le Antichità del Mibac, Luigi Malnati siamo già al lavoro con gli archeologi della Soprintendenza di Perugia per approfondire gli scavi nell'area». E verificare, così, l'eventuale esistenza di altri ipogei collegati.