QUI ERA LA MASSIMA COLLEZIONE D'ARTE IN TUTTA LA CITTÀ OGGI CI ABITA GRASSO, PRESIDENTE DEL SENATO LA STORIA Oggi lo conoscono in pochi, perché vi abita il presidente del Senato e vi hanno lo studio i senatori a vita, quindi non è facile visitarlo; ma palazzo Giustinani, uno dei più importanti di Roma, ha mille storie alle spalle ed è stato la sede della più formidabile collezione d'arte dell'Urbe: fino all'Ottocento meta obbligata di qualsiasi viaggiatore. E' tra piazza Navona e il Pantheon, dietro Palazzo Madama che oggi ospita il Senato: tra il Cinque e il Seicento, il centro di Roma era lì. Gli Aldobrandini ed i Crescenzi vi innalzano splendidi edifici; palazzo Madama, dove abiterà Margherita d'Austria (dal che il nome), dal 1586 era dei Medici: in affitto al cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte, capo della fazione filofrancese della Curia e primo protettore di Caravaggio (piazza di Spagna era divisa in due, e metà era Piazza di Francia); San Luigi dei Francesi nasce dal 1519 al 1589. Nel 1569, i Giustiniani arrivano in città: uno zio generale dei Domenicani, lasciano la natia isola di Chio, conquistata dai Turchi. Ceppo genovese, che alla Superba dà dei Dogi. Un ramo fa fortuna in Egeo con il commercio di mastice e dell'allume. Appunto. DUE FRATELLI Erano due fratelli: il cardinale Benedetto (1554 - 1621) e il marchese Vincenzo (1564 - 1637). Ignoravano che il loro palazzo avrebbe ospitato a lungo un ramo della Massoneria, e, soprattutto, vi si sarebbe firmata la Costituzione nel 1947. I loro volti sono eternati nel 1584, nella Predica di San Francesco Ferrer di Bernardo Castello, a Santa Maria sopra Minerva. Possiederanno due ville: al Laterano (ora sede di un istituto religioso) e a Piazzale Flaminio (poi inglobata in Villa Borghese: edifici distrutti nel 1849); e faranno affrescare a Francesco Albani e Antonio Tempesta il palazzo di Bassano Romano, poi Odescalchi, ceduto nel 2003 al Comune, ed avrebbe bisogno di un restauro: per ora, solo i lavori più urgenti, irrinunciabili, ed è un tesoro. LE STATUE La collezione d'arte, a Roma, era mirabile: 15 Caravaggio, molti poi finiti a Berlino, ed alcuni, come il Ritratto di Fillide (Melandroni: una modella preferita; è in Giuditta e Oloferne, Maria e Maddalena, Santa Caterina d'Alessandria), tra le 416 opere distrutte nell'incendio della Flak Turm a Berlino, per i bombardamenti nel 1945. Tutti i grandi nomi erano nel portfolio dei fratelli: da Carracci a Veronese; 800 quadri, tutti ceduti nell'Ottocento. E le statue: già nel 1638 avevano invaso ogni spazio disponibile del palazzo romano e degli altri. Nell'Ottocento, dovranno svenderle ai Torlonia (che da oltre 60 anni le tengono purtroppo, murate in cantina), però la Grande Galleria, la «sala Zuccari» che ancora esiste (anche se gli affreschi non sono loro), sui piedestalli ne allineava, solo lui, almeno 65 (esiste la loro disposizione) greche e romane. La sala è un capolavoro di dipinti (parte forse di Antonio Tempesta), con Storie della Bibbia; e colonne tortili, della cerchia di Ventura Salimbeni. Una gloria del palazzo, forse pensato anche da Giovanni Fontana: ce lo dice Giovanni Baglione. A Bassano è stato ritrovato un Cristo portacroce, ormai attribuito a Michelangelo: anche questo discendeva da loro. Nel palazzo di Roma, tra le centinaia, qualche scultura è rimasta. ASCESA E CADUTA Le vendite iniziano attorno al 1720: Lord Thomas Pembroke porta in Inghilterra un buon numero di statue; e Charles de Brosses scrive: «Se volete comperare tutto a poco prezzo, con circa tre o quattrocentomila scudi credo che si possa fare». L'ultima asta è nel 1815 a Parigi. Comprano, tra gli altri, Luciano Bonaparte e Federico Guglielmo III, il re di Prussia, che da solo rileva 75 pitture: il blocco fondante dei musei berlinesi. Silvia Danesi Squarzina e gli allievi hanno ricostruito il tutto; e organizzato, 12 anni fa, una mostra nel palazzo rimasta giustamente celebre. Ad essa, il Torlonia ha prestato due tra le sue sculture; è il caso di dirlo: ma quanta generosità. A Palazzo Giustiniani, oggi ci sono le loro nicchie, sperdutamente vuote. A Genova, le ha studiate Giulia Fusconi dell'Istituto per la Grafica, ci sono invece le 322 lastre della Galleria Giustiniana: i due volumi in cui Vincenzo fa incidere le sue sculture, altra opera da precursori. Le copierà pure Rubens. Glorie remote. Fabio Isman