ALAIN ELKANN PRESENTA DOMANI AL MUSEO MAXXI TRECENTO PAGINE SUGLI OTTANT'ANNI DELL'ARTISTA IL LIBRO E' il primo vivente a aver esposto al Louvre (Anno 1, il paradiso sulla terra, fino al 3 settembre); ha coniato il simbolo del Terzo Paradiso e l'ha realizzato in vari siti e in molti materiali (ad Assisi, in un viale fiancheggiato da 121 alberi d'ulivo); vive a Biella, dove ha creato una Fondazione: sorta di laboratorio permanente, che si chiama Cittadellarte; per la Biennale dell'anno scorso, ha ideato L'Italia riciclata: una penisola con materiali di scarto delle precedenti manifestazioni veneziane; i suoi specchi sono famosi ed esposti in ogni dove; e adesso, Michelangelo Pistoletto, a 80 anni, si «confessa» in 300 pagine che ne ripercorrono la vita, dall'infanzia a oggi. A suscitarne i ricordi, Alain Elkann, che domani al MAXXI, presenterà con lui La voce di Pistoletto (Bompiani), zeppo di sue foto dall'infanzia in poi: quasi una sua enciclopedia. A 32 ANNI L'artista italiano (che oggi alle 19,30 sarà a Villa Ada a presentare le sue installazioni) racconta gli esordi. La scuola (poca e male): «Non ho mai letto libri e continuo a non leggerli»; gli inizi, restaurando dipinti antichi con il padre; le due mogli (con la seconda, Maria, amore a prima vista), le tre figlie, e ora i nipoti; perfino il successo, arrivato per la prima volta a 32 anni. Negli Usa lo vendeva Leo Castelli, mitico gallerista; lavorava anche con Ileana Sonnabend. Ma Castelli lo voleva negli States, e lui non ci è andato. Invece, i suoi «Quadri specchianti» non piacevano al suo gallerista torinese: ne fa una mostra, Pistoletto lo ascolta, non visto, mentre se ne scusa con l'Avvocato. Così si lasciano; ma «l'Avvocato ne compererà molti in seguito». L'amore per la pittura lo folgora da ragazzo, a Urbino: la «Flagellazione» di Piero della Francesca lo colpisce per sempre. Ma inizia dalla pubblicità, con Armando Testa. GLI ARTISTI Studiati, o conosciuti, tutti. Bacon, «mio maestro senza esserlo»; Morandi e Capogrossi, molto amati; «Fontana buca la tela, Capogrossi elabora il suo segno in altro modo, non drammaticamente»; Picasso «è un genio, ha cambiato la voce dell'arte»; però «Lucian Freud è un bel bastimento, ma non ha né prua, né elica»; Damien Hirst gli piace, «ma che si debbano sezionare gli animali per far scalpore e soldi mi disgusta»; Jeff Koons è divertente, «ma il mio motivo non è kitsch, è l'opposto». «Burri odiava più o meno tutti gli artisti, soltanto con me ha stabilito un rapporto d'amicizia», Arriva l'Arte Povera, teorizzata da Germano Celant: di nuovo il successo; ma anche rivalità, gelosie; «il contrario del futurismo e della Pop Art». Inizia con tanti autoritratti: «Attraverso loro cercavo la mia identità». Nel 1961, trasforma la tela in specchio. Per lui l'arte può cambiare il mondo; ed è tutto. Mai andato al cimitero, ma i suoi «li ho messi nella mia arte». Lui e la moglie vestono sempre di nero. Crede in Dio? «Non credo, ma penso». Ha realizzato opere religiose, e non confessionali. «Perché cerchiamo Dio? Perché abbiamo bisogno dell'altro»; ma «se l'altro è Dio, la lontananza è infinita». Fabio Isman