È impossibile che sia solo il Campidoglio a «realizzare un progetto di riqualificazione che integri gli extracomunitari» Avviso urgente al sindaco Ignazio Marino, proprio nel giorno in cui finalmente si insedia la sua giunta. Piazza di Spagna, così come il resto del centro storico, non è a disposizione della sola giunta comunale. Per dirla in poche parole, è impossibile immaginare che sia solo il Campidoglio (citiamo il sindaco dopo il suo giro in bicicletta) a «realizzare un progetto di riqualificazione che possa integrare anche gli extracomunitari». Forse qualche suo consigliere si è dimenticato di ricordargli che esiste, dall'ottobre 2012, una trasparente direttiva dell'allora ministro per i Beni e le attività culturali Lorenzo Ornaghi e che riguarda «l'esercizio di attività commerciali e artigianali su aree pubbliche in forma ambulante o su posteggio, nonché di qualsiasi altra attività non compatibile con le esigenze di tutela del patrimonio culturale». Ornaghi la emanò nelle ore delle polemiche sui camion bar. Uno strumento di garanzia per tutti e quindi super partes, sganciato da ottiche politiche. La direttiva (tuttora in vigore: in uno Stato di diritto, se cambia il titolare di un dicastero, fortunatamente la norma rimane vigente) parla chiaramente, per la precisione all'articolo 3, della necessità di una intesa tra amministrazione comunale e soprintendenti. Lo scopo è arrivare a un «esercizio congiunto dei poteri» per individuare, nelle aree sottoposte a vincolo (piazza di Spagna ovviamente lo è, non c'è bisogno di dirlo) dove si possa consentire o vietare il commercio ambulante. Lo scopo è «tutelare l'aspetto e il decoro dei complessi monumentali e degli altri immobili del patrimonio culturale interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti». Tra gli errori dell'ex sindaco Gianni Alemanno (anche lui probabilmente mal consigliato da chi maneggiava questioni di tutela) ci fu quello di ritenere i vincoli statali per i Beni culturali come un laccio soffocante. Basterebbe l'assurda polemica sul Colosseo, sia quando venne trasformato in fondale per il suo comizio di chiusura (contro il parere della Soprintendenza speciale archeologica di Roma) sia quando si trattò di stabilire un'area di sicurezza per i possibili crolli. Un vincolo non è un cappio, ma un obbligo previsto dal Codice dei Beni culturali: uno dei vanti del nostro ordinamento giuridico, figlio del mirabile articolo 9 della Costituzione. Marino sbaglierebbe, allineandosi alla posizione di Alemanno. La strada per sciogliere il nodo di piazza di Spagna e del commercio ambulante in tutto il centro storico (inclusi gli indegni camion bar che continuano a offendere e sfregiare buona parte del nostro patrimonio monumentale) è semplice. Basta aprire un tavolo di confronto con le Soprintendenze, magari partendo dalla Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Lazio, retta dall'architetto Federica Galloni. Un «tavolo di confronto» non è una perdita di tempo: è al contrario una garanzia per tutti, per i cittadini e per chi governa. Viviamo in una regione che, durante la giunta Polverini, provò fino all'ultimo a varare un barbaro piano casa che avrebbe stravolto il territorio ignorando le leggi di tutela. Tocca a Marino dimostrare nei fatti, al di là delle tante intenzioni dichiarate in campagna elettorale, il cambio di passo più volte promesso. Anche, anzi soprattutto, nel campo della tutela di questa città. PAOLO CONTI 27 giugno 2013 12:32
ROMA-Piazza di Spagna: tutela e garanzie
Il sindaco di Roma Ignazio Marino è stato avvertito dal Campidoglio di realizzare un progetto di riqualificazione che integri gli extracomunitari nella Piazza di Spagna. Il Campidoglio sostiene che il progetto non possa essere realizzato solo dal Campidoglio e che debba essere realizzato in collaborazione con le Soprintendenze. Il sindaco Marino è stato criticato per aver ritenuto i vincoli statali per i Beni culturali come un laccio soffocante. La strada per sciogliere il nodo di piazza di Spagna è semplice, sostiene il giornalista Paolo Conti, e consiste nell'aprire un tavolo di confronto con le Soprintendenze. Il giornalista sostiene che il cambio di passo è necessario per la tutela di questa città.
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