Ci risiamo. Dopo i concerti pop al Teatro Greco, le sfilate delle Ferrari storiche a ridosso della cavea, le serate di gala all'Orecchio di Dionisio, ora è il turno della cena all'Anfiteatro romano. Eventi autorizzati dalla Regione con tanto di firme e motivazioni che, però, ripropongono l'annosa questione della gestione del parco della Neapolis. Le ragioni ufficiali da parte dei responsabili dei Beni culturali, come sempre, sono le stesse: sì a eventi che non danneggino i siti e che servano alla loro corretta promozione. Questo si era detto, lo scorso anno, quando le auto d'epoca della Targa Florio passeggiarono fra i tesori del parco archeologico sostando per una foto di rito con lo sfondo della spettacolare cavea del Teatro Greco. E allora come oggi, si torna a parlare dell'esigenza di tutelare questi gioielli millenari che subiscono il logorìo dei visitatori al quale dovrebbe affiancarsi una manutenzione costante e, nel caso del Teatro Greco, un restauro da 3 milioni di euro. Tanto costerebbe l'operazione di recupero delle antiche pietre secondo un progetto stilato anni addietro dall'allora soprintendente Mariella Muti e ancora oggi fermo nei cassetti della Soprintendenza. Un restauro necessario, come sottolinea anche l'archeologa Flavia Zisa che lo scorso anno si era fatta promotrice di una petizione firmata da numerosi intellettuali non solo siciliani per salvare il sito. Mancano, come sempre, i finanziamenti per realizzare l'opera. E mancano i coinvolgimenti dei privati che in Sicilia, e a Siracusa in particolare, non sembrano seguire illustri esempi fra cui quello di Della Valle per il Colosseo, solo per citarne uno fra i più recenti. Adesso si attende che la Regione pubblichi il bando per affidare gratis i siti agli imprenditori di spettacoli. E intanto il premio Vittorini cerca una nuova sede. Paradossi archeologico-turistici. i. d. b. 20062013