LA GIUNGLA delle antenne radiotelefoniche distribuite sui tetti della città (sono duemila secondo il censimento effettuato dall'Agenzia regionale per la protezione ambientale), non ha risparmiato nemmeno l'edificio simbolo di Palermo. Su Palazzo delle Aquile, in piazza Pretoria, svetterà uno dei cinque ripetitori della nuova rete radiomobile della polizia municipale. E mentre i tecnici sono al lavoro per realizzare l'impianto, nei corridoi del Comune si diffonde la paura. SÌ, paura per le possibili ricadute sulla salute di chi, nel palazzo, ci lavora ogni giorno. Ieri il consigliere del Pd Fabrizio Ferrara ha scritto un'interrogazione e presentato un piano per regolamentare le nuove installazioni, mentre il presidente del Consiglio comunale, Salvatore Orlando, ha chiesto verifiche. «Ho tentato di oppormi fino all'ultimo - ammette Orlando - ma c'erano autorizzazioni precedenti. Anche l'Asp ha dato parere favorevole ma ha avvertito che bisogna fare le dovute misurazionia installazione ultimata, per verificare se c'è il superamento dei limiti di emissioni elettromagnetiche consentite per legge». Un rischio che - secondo il comandante dei vigili urbani Vincenzo Messina - sarà scongiurato. «Una di queste antenne - spiega - è collocata proprio sulla mia testa, al comando di via Dogali. Non avrei acconsentito senza le assicurazioni degli organi competenti». L'appalto da un milione e 300 mila euro per la realizzazione della nuova rete che collegherà le radio dei caschi bianchi risale a quattro anni fa. A vincerlo è stata l'azienda Motorola. Tra battute d'arresto e resistenze, i tecnici sono entrati in azione solo da qualche mese. La prima delle cinque antenne si trova sul tetto del comando di via Dogali, due sono su Monte Pellegrino e una su pizzo Manolfo. La quinta, appunto, sorgerà sul palazzo del Comune: «Abbiamo avuto l'autorizzazione dell'Arpa e l'ok della Sovrintendenza ai Beni culturali. L'impianto non comporta rischi e non si vedrà dalla strada», dice il comandante Messina. Un via libera che, però, non rassicura i dipendenti comunali. I più preoccupati sono i quindici impiegati dello staff del Consiglio comunale, i cui uffici saranno separati dalla centrale di telecomunicazioni, allestita in una delle stanze del terzo piano, solo da un muro. «A metterci paura - si sfoga un impiegato dietro garanzia di anonimato - sono soprattutto le apparecchiature a supporto che emettono onde potentissime». Preoccupazioni che nemmeno l'Asp è in grado di fugare del tutto: «Il nostro compito - spiega Loredana Curcurù, responsabile dell'ufficio Igiene e prevenzione della Salute - è intervenire qualora ci siano sforamenti dei livelli di sicurezza. Ma sugli effetti a lungo termine dell'esposizione alle onde elettromagnetiche non esistono dati univoci. Per questo, da mamma e da medico, consiglio di non abusare». A Palermo, come nel resto del Paese, vale la regola per cui le emissioni non devono superare i 6 volt per metro per le antenne del telefono, radio e tv. Standard che sono più restrittivi rispetto al resto d'Europa. Ma non è solo una questione di salute: «Un'antenna su un palazzo di grande valore storico-artistico è un'oscenità. Per non parlare dello spettacolo che offriamo ai turisti. Si poteva scegliere un altro edificio», attacca il consigliere Ferrara.
SICILIA - Un'antenna su Palazzo delle Aquile
La città di Palermo sta per ospitare una delle cinque antenne radiomobili della polizia municipale, che saranno installate sul tetto del palazzo delle Aquile. I tecnici sono al lavoro per realizzare l'impianto, ma i dipendenti comunali sono preoccupati per la salute a causa delle onde elettromagnetiche emesse dalle apparecchiature. L'Asp ha dato parere favorevole, ma ha richiesto misurazioni per verificare se ci sono sforamenti dei limiti di emissioni consentiti. Il comandante dei vigili urbani ha affermato che il rischio sarà scongiurato. L'appalto per la realizzazione della rete radiomobile risale a quattro anni fa e l'azienda Motorola ha vinto l'appalto.
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