Pochi cantieri, scarsi finanziamenti, privati che non investono. I giudici contabili certificano il flop del programma La Corte dei Conti: lavori in ritardo. E le banche non rischiano MILANO Non basta tagliare nastri, posare prime pietre e partecipare a qualche talk show in tv. L'Italia delle grandi opere berlusconiane viaggia in grave ritardo. Non lo dice solo l'opposizione, ma lo certifica adesso un'impietosa analisi della Corte dei Conti sullo "Stato di attuazione della legge obiettivo", quella che disegna i piani decennali del Governo in materia di infrastrutture strategiche, dalPonte sullo Stretto al Mose di Venezia. La bocciatura dei giudici contabili è a 360 gradi. Le cifre: «II 45,8 delle opere in programma non ha ancora nemmeno la specificazione delle modalità di attuazione- dicono-e il Cipe ha messo a disposizione solo 20 miliardi di euro contro i 196 che servirebbero». Il "Contratto con gli italiani" firmato dal premier prevedeva «l'apertura dei cantieri per almeno il 40 degli investimenti previsti». Ma la gelida logica dei numeri elaborati dalla Corte dei Conti dice che a oggi sono stati "cantierati" lavori per 3,4 miliardi, il 15 dei finanziamenti a disposizione e una percentuale quasi da prefisso telefonico (come direbbe Umberto Bossi) rispetto al totale delle opere previste. Questa débàcle - dicono i giudici - ha diverse spiegazioni: la prima, più generale, è che «dopo lo slancio iniziale non è seguitala capacità progettuale, né in termini tecnici né economici-finanziari». Con la conseguenza che l'avanzamento dei lavori è «lento e disomogeneo». Colpa della parcellizzazione delle responsabilità a livello locale, dei contenziosi e della scarsità di risorse a disposizione che avrebbe dovuto consigliare una «selezione per obiettivi prioritari» delle opere da eseguire invece che il versamento a pioggia di (pochi) quattrini su tutto il piano. A questo punto «lo stato di avanzamento appare assolutamente marginale rispetto alle dimensioni del programma-sottolinea la Corte - e c'è il serio rischio di una rideterminazione dei costi e degli stessi programmi infrastrutturali». Un flop secondo la relazione è anche la struttura finanziaria della legge obiettivo con la decisione di eseguire parte dei lavori con lo schema del project financing e l'intervento dei privati. In realtà banche e assicurazioni «sembrano restie ad assumere i rischi connessi alla remunerati-vita delle grandi opere». Un po' -spiegano gli istituti di credito -perché le altre esperienze europee nel campo, come Eurotun-nel, si sono rivelate un bagno di sangue per il settore. Ma soprattutto perché l'incertezza sui tempi di realizzazione rende troppo pericoloso intervenire con capitale di rischio. Le banche così per ora si sono limitate a fare il loro tradizionale compitino: erogare cioè mutui rigorosamente garantiti dallo Stato. Mutui per i quali - fanno osservare tra l'altro i giudici è stata scelta una forma di contabilizzazione nel bilancio pubblico che rischia di inficiare il corretto calcolo dei parametri di indebitamento netto affidati all'Istat. Dubbi e perplessità della Corte dei conti riguardano anche le modalità di assegnazione e controllo dei pochi cantieri avviati: c'è una«scarsa capacità di monitoraggio» che secondo i giudici genera «rischi intrinseci elevati» sulla qualità dei servizi resi dagli appaltatori. Servono dunque «riscontri metodici e documentati che conferiscano trasparenza a tutto il processo di gestione». Il 72,3 delle «notizie su elementi fondamentali» delle opere, fanno notare i giudici contabili, non è disponibile. Un dato preoccupante per uno dei piatti più ricchi e appetibili (anche per interessi non proprio chiari) tra gli investimenti previsti nel nostro paese.