Parere contrario alla nota dell'Istituto superiore di Sanità. Il console Usa: "Si farà" UNA guerra di cifre e relazioni scientifiche, risarcimenti e barricate. Dopo la relazione dell'Istituto superiore di sanità, anticipata ieri da "Repubblica", che assolve il Muos, escludendo pericoli per la salute pubblica e l'ambiente, lo scontro si riaccende sul terreno e nelle istituzioni. «Siamo certi che si farà», ha ribadito ieri il console Usa, Donald Moore. Parole che scatenano la reazione dei "comitati per il No", facendo salire la tensione in vista del pronunciamento del Tar sulla revoca delle autorizzazioni regionali, atteso per il 9 luglio. A Niscemi, quella di ieri è stata una giornata segnata da nuove proteste. A partire dal blocco del bus che aveva portato i giornalisti dentro la base di contrada Ulmo, dove dovrebbe essere installato il sistema di comunicazione satellitare militare della Difesa americana. Un'azione dimostrativa durata circa mezz'ora durante la quale alcuni ragazzi si sono sdraiati sotto il veicolo, circondato da poliziotti in tenuta antisommossa, chiedendo di essere ascoltati. Nel mirino, «l'operazione trasparenza » promossa dagli americani: «Hanno spento l'antenna prima che arrivassero i giornalisti», denuncia il professor Massimo Coraddu, consulente scientifico del Comune di Niscemi. L'ambasciata Usa aveva deciso di aprire le porte alla stampa per una visita organizzata insieme con il ministero della Difesa italiano. Un'iniziata voluta perché, dicono gli americani, «finora sul Muos l'informazione è stata poco chiara », e per «rassicurare la popolazione locale che il sistema è sicuro, meno pericoloso di un microonde ». Sulla stessa linea il generale Luca Goretti, vicecapo di gabinetto del ministro della Difesa, Mario Mauro: «Non ci sono rischi per la salute». Parole che fanno leva proprio sul via libera appena arrivato dall'Istituto superiore di sanità. A questa relazione, come previsto, verrà allegato domani il parere contrario che sarà inviato dai tre esperti nominati dalla Regione: «Tra le altre cose, non sono stati riconosciuti adeguatamente gli effetti a lungo termine delle radiazioni elettromagnetiche, mentre le linee guida prese in considerazione per i limiti sui campi elettro-magnetici sono vecchie di trent'anni», spiega il professor Massimo Zucchetti, uno dei tecnici scelti del governatore Rosario Crocetta. Perché le ruspe tornino al lavoro nella base, però, la data decisiva sarà quella del 9 luglio. Quel giorno è attesa la decisione del Tar di Palermo sul ricorso del ministero della Difesa, che chiede 25 mila euro al giorno di risarcimento a partire dall'11 aprile, quando i lavori sono stati sospesi dopo che la Regione aveva revocato le autorizzazioni. Una cifra che ieri il console Usa ha quasi raddoppiato, spiegando che lo stop costa a Washington 50 mila dollari ogni giorno. Un pronunciamento, quello del Tar, rinviato già due volte: «Potrebbero prendere ancora tempo, ma qualunque cosa accada non accetteremo mai di avere uno strumento di guerra e di morte dentro casa», dice la portavoce delle "Mamme no Muos", Concetta Gualato. Ma lo scontro è destinato a tornare anche tra i banchi del parlamento. «A prescindere dai rischi per la salute, si stanno trascurando le ragioni ambientali per cui avevamo chiesto la revoca delle autorizzazioni: il Muos violerebbe il piano paesaggistico, un sito di interesse comunitario e una riserva - rilancia il presidente della commissione Ambiente e Territorio dell'Ars, Giampiero Trizzino -Scriverò al presidente della Repubblica perché il governo italiano ignora l'articolo 9 della Costituzione».