Genovese? Non può che essere mercante IL DETTO "Genovese quindi mercante" è la sintesi del mercanteggiare grazie al quale i genovesi basarono la loro forza e riflette una società fondata sugli scambi commerciali, sul contatto con culture lontane e diverse, ma che porta con forza l'attenzione sulla figura del mercante. E' proprio attraverso l'analisi e la scoperta della vita, anche privata, dei mercanti che la mostra "Mercanti. Gli uomini d'affari a Genova nel Medioevo", fino al 13 luglio presso l'Archivio di Stato di Genova (piazza S.Maria in via Lata 7), vuole raccontare alla propria città la sua storia. La curatrice, Giustina Olgiati, sottolinea come questa mostra sia "un atto d'amore per la città, per i genovesi e per tutti coloro che sono spinti dalla curiosità di conoscere." L'esposizione di 68 documenti datati tra il 1158 e il 1516, promossa dall'Associazione Ligure Commercio Estero e organizzata dall'archivio di Stato di Genova e dalla Soprintendenza Archivistica per la Liguria, va alla riscoperta delle radici di Genova, inserendosi nella tradizione cara ai genovesi del passato come un segnale di continuità. Del mercante è indagato ogni aspetto: dalla formazione (perché mercanti non si nasce ma si diventa), all'abbigliamento, ai viaggi, al modo di mangiare, sino ai testamenti. Mentre ci si immedesima nella vita di questi uomini emerge anche la figura di uno Stato consapevole delle necessità del popolo, che legifera ma consente delle deroghe, che attua restrizioni ma anche concessioni. Spicca, a controbilanciare i mercanti, la figura della donna. Tanto emancipate le donne genovesi che una, Ginevra moglie di Bernabò Lomellino si traveste da mercante e fa fortuna come un uomo in una novella di Boccaccio. Visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13,30; martedì, mercoledì e giovedì continuato fino alle 17, mentre il sabato mattina sono previste visite guidate.