Giovedì incontro pubblico: «Con noi viabilità e parcheggi. L'alternativa? Un supermercato cinese, ma senza i nostri lavori» MANTOVA. Pugno di ferro in guanto di velluto. Il velluto sta nella mano tesa alla città: «Giovedì prossimo saremo a Mantova per spiegare il nostro progetto per riqualificare Porta Cerese. Vogliamo dialogare per far capire che per la città è una grande occasione che sarebbe sbagliato lasciar tramontare». Ma sotto c'è un piano B che può far molto male: lasciar realizzare quello che a Mantova molti non gradiscono (un supermercato tra ferrovia, stadio Martelli e Palazzo Te) ma senza dare in cambio quello che serve da decenni (sistemazione di Porta Cerese e risoluzione dei guai viabilistici). Sergio Sernesi, amministratore delegato della Essepielle (società che fa capo al gruppo Esselunga di patron Caprotti), annuncia la discesa in città per la prossima settimana, affiancato da tecnici e architetti che stanno lavorando all'operazione sponsorizzata dall'ex assessore Giampaolo Benedini. Mossa coraggiosa, perché le voci contrarie sono note e molteplici, e già si alzarono decise in una precedente assemblea nello scorso autunno, organizzata dalla Gazzetta nell'auditorium della Banca popolare di Mantova in via Principe Amedeo. Ma Sernesi parla schietto come l'accento emiliano impone: «Vede, noi vogliamo spiegare bene che cosa intendiamo fare a Porta Cerese scandisce pensiamo che la città debba rendersi conto che la nostra proposta è una grande opportunità. Mantova può risolvere il problema della viabilità in quella zona, lasciandosi alle spalle il tema del passaggio a livello, e togliere quella bruttura che è diventato l'ex palazzetto dello sport». Attenzione però all'alternativa: «Non vogliamo procedere con alcun progetto che non sia condiviso dai mantovani e dall'amministrazione locale avverte Sernesi, che invita anche sindaco e assessore ai lavori pubblici una cosa però è chiara: noi siamo i proprietari di un'area che come destinazione d'uso prevede un supermercato. Quindi se non piacerà il nostro progetto vorrà dire che cederemo a qualcun altro, vedi qualche commerciante cinese, che poi sarà libero di realizzare la struttura che vorrà. E senza offrire i sette milioni di lavori che noi possiamo mettere sul tavolo». Le parole sono secche, anche se poi curvano in una nuova mano tesa in vista di giovedì sera: «Vorrei si capisse che il nostro supermercato non è un iper, perché sono solo 2.500 metri quadrati, né un ecomostro prosegue Sernesi e poi il progetto prevede anche cinquecento posti auto sotterranei. Mi pare che la vostra città ne abbia bisogno, non è vero?».