Un gruppo di lavoro unitario fra Stato e Comune. Oggi la prima riunione operativa COLLE Oppio come un unico parco archeologico, territorio uniformemente protetto ma accessibile, valorizzato, tutelato, comprensibile. È un progetto concreto al quale stanno lavorando insieme la Soprintendenza archeologica di Roma e la Sovraintendenza ai monumenti del Comune con l'obiettivo di unificare gli spazi archeologici anche per farne il naturale completamento dell'area archeologica centrale dei Fori. Questa mattina si tiene riunione operativa con tutti i tecnici e gli addetti ai lavori: base di lavoro è un corposo studio realizzato da un gruppo di esperti che incrocia diversi generi di competenze, statali e comunali, con l'aggiunta di tecnici e studiosi. Ne fanno parte, fra gli altri, Eugenio La Rocca, Clementina Panella, Francesco Cellini, Piero Giusberti, Rita Volpe e Giovanni Caruso: tutte persone che sul Colle Oppio hanno competenze precise e anni di ricerche. Colle Oppio oggi è un'altra cosa: i sudamericani ci fanno i tornei di calcetto, i curdi a lungo ci hanno trovato casa, i poveri si nutrono alla mensa della Caritas in via delle Sette sale. L'archeologia presto potrebbe avere il definitivo sopravvento, essere resa evidente, sia pure nell'assoluta complessità della stratigrafia storica. Per ordinare i piani di lavoro, nello studio tutta l'area è stata suddivisa in settori. Il principale è naturalmente quello che include la Domus Aurea (parte scoperta e area sotterranea) e le Terme di Traiano [due aree ad est e ovest di viale del Monte Oppio). Costituiscono invece voci distinte le Terme di Tito, i giardini De Vico, la Facoltà di Ingegneria, i Giardini Brancaccio, le pendici del Colle Oppio dal lato del Colosseo, la zona delle Sette Sale e un'area a margine definita tra edifici storici e area della Porticus Liviae. Questo studio ha avuto il placet del ministero dei Beni culturali: prevedeva una spesa di 125 milioni di euro. Molto lavoro resta da fare, ma l'impegno sarà massimo da parte di tutti: «Mi batterò perché di quel lavoro si tenga conto. Per far partire il progetto, che prevedeva una spesa piuttosto cospicua, sarebbe stata necessaria una piccola legge speciale che però non è stata possibile», commenta l'architetto Antonello Vodret, in carico alla Soprintendenza archeologica di Roma. Intorno aColle Oppio intanto è comparsa una cancellata, a voler definire i contorni di un parco che è già lì, ma per il quale ancora moltissimi interventi sono da realizzare. E se i Giardini sono ormai storicizzati, come sospirano gli archeologi che volentieri scaverebbero ancora, resta indispensabile impermeabilizzare le volte attraverso le quali continuano le infiltrazioni che stanno irreparabilmente danneggiando le pitture della Domus aurea.