Tre ministri (Bonino, Grasso e Quagliarello) e presidenti di istituzioni al Simposio sulla Diplomazia culturale per rilanciare la campagna internazionale contro il traffico clandestino di opere e la rivalutazione del patrimonio Dal 1970 a oggi sono stati trafugati un milione e mezzo di reperti: i 500 restituiti valgono più di due miliardi di dollari IL CASO Secondo calcoli dell'università americana di Princeton (ma perché, poi, queste valutazioni non le facciamo noi?), dopo il 1970, dal sottosuolo italiano sono stati scavati in modo clandestino un milione e mezzo di oggetti, poi avviati sul mercato internazionale; i nemmeno 500 restituiti all'Italia (con le poche unità tornate in Grecia) valgono più di due miliardi di dollari: una buona fetta di una nostra «legge finanziaria». Li abbiamo riavuti grazie a una rilevante iniziativa internazionale, etica e diplomatica, ai tempi in cui erano ministri dei Beni culturali (siamo bipartisan) Rocco Buttiglione e Francesco Rutelli. In seguito, l'azione si è affievolita. Adesso, la rilancia un convegno, aperto ieri al Senato e organizzato dalla Dante Alighieri e dall'Istituto per la Diplomazia culturale, cui partecipano il Presidente del Senato, tre ministri (Quagliarello, Bray, e Bonino), lo stesso Rutelli, il presidente della Biennale, tanti altri ancora. AGGRESSIONE COSTANTE In questo momento, i bravissimi Carabinieri del Comando per la Tutela culturale sanno dove sono forse duemila reperti fuggiti dall'Italia: basterebbe mobilitarli e cercare di riaverli indietro. «Bisogna attivarsi per contrastare in maniera forte e decisa il traffico di opere d'arte», dice Pietro Grasso: «L'Italia è un museo a cielo aperto, esposto alla costante aggressione del traffico illecito». Secondo l'Onu di Vienna, dopo quelli delle armi e della droga e con l'industria del falso, è il terzo mercato internazionale clandestino. Giorni fa, Christie's a New York ha battuto all'asta almeno sei oggetti certamente provenienti dal «predatori dell'arte»; un'asta tedesca offre reperti per 6 decimi sprovvisti di una provenienza certa prima del 1970, data di una fondamentale convenzione voluta dall'Unesco: gli esiti della Grande Razzia, insomma, continuano. LETTA D'ACCORDO La diplomazia culturale è fondamentale: i processi, si è visto, nel nostro Paese vanno in prescrizione. L'Italia è tra i pochi (l'hanno fatto molti Stati e molti musei) a non aver aggiornato le proprie norme da quando lo scandalo è divampato, anche se «la cultura è sempre stata strumento di politica estera» (ancora Grasso); per questo «è una sfida prioritaria». Rutelli avverte: «Il presidente del Consiglio Enrico Letta si è detto pronto a sostenere gli sforzi che scaturiranno da questi lavori». Massimo Bray, ministro dei Beni culturali, invoca una «semplificazione normativa»; il suo collega degli Esteri, Emma Bonino, ritiene che «nessun Paese può vincere da solo», e invoca un'azione europea, ammettendo che il patrimonio è stato «spesso trascurato e talvolta deturpato». Purtroppo, fa da contraltare a queste intenzioni lo stato del Ministero: lo 0,19 del bilancio statale sono i suoi fondi, oltre 55 anni l'età media dei suoi dipendenti. TESORI TORNATI Eppure, i pochi oggetti restituiti, e subito mostrati al Quirinale per la bellezza e il valore (non solo economico) che rivestono, sono spesso importantissimi; talora, perfino unici al mondo, degli «hapax». Dal cratere di Eufronio con la Morte di Sarpedonte (primo oggetto pagato un milione di dollari da un museo, il Metropolitan, nel 1972: ha dato la stura al traffico dimostrando l'esistenza del mercato), al «trapezophoros», un sostegno di mensa rituale in marmo ancora policromo lungo oltre un metro, con due grifoni che sbranano una cerva; alla Dea di Morgantina; agli affreschi pompeiani; ad un incredibile servizio di 20 piatti attici dipinti, da Cerveteri; e via elencando. Spiega Grasso: «Il traffico è troppo spesso confinato tra gli addetti; la diplomazia culturale può farlo emergere». Bray invoca un «sistema pubblico-privato», e la «necessità di pianificare gli interventi». Ma, per dirne una, perché al giapponese museo Miho non è stata chiesta finora ragione di oltre 100 oggetti, della cui cessione ci sono le fatture? E se Boston ha rimandato 13 reperti, ne ha avuti 1.300 da Robert Hecht, un mercante processato a Roma. Ci sono voluti 15 anni per riavere da Toledo (Ohio) la più bella hydria da Vulci: il ratto di Dioniso, con sei uomini delfino che si tuffano nel Tirreno, era a Venezia nel 1992. E si potrebbe continuare.
Basta saccheggi d'arte
Il traffico di opere d'arte è un problema che affligge il mondo intero. Secondo calcoli dell'università americana di Princeton, tra il 1970 e il 2023 sono stati trafugati un milione e mezzo di reperti. I 500 restituiti valgono più di due miliardi di dollari. Il traffico di opere d'arte è un mercato internazionale clandestino, con un valore stimato di oltre 6 miliardi di dollari all'anno. L'Italia è un museo a cielo aperto, esposto alla costante aggressione del traffico illecito. Secondo l'Onu di Vienna, il traffico di opere d'arte è il terzo mercato internazionale clandestino, dopo il traffico di armi e la droga.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo