Il soprintendente Casciu: "Sogno una città dove il territorio riesca a valorizzare davvero il proprio patrimonio museale" L'artefice massimo dell'idea di dare un solido basamento all'opera in marmo del Bernini raffigurante Francesco I d'Este, per scongiurare momenti di terrore vissuti durante il terremoto del 29 maggio 2012, quando la scultura ha rischiato di cadere e di frantumarsi. Un'opera che tutti considerano un capolavoro. Perché? "Convergono in essa elementi che vanno dall'estrema qualità artistica al ruolo di fulcro che l'opera ha assunto nell'itinerario del Bernini e nella storia della scultura del 600, nonché del ritratto di Stato. Un'opera emblematica per l'impresa impossibile di rappresentare spirito, vita e calore in un marmo, senza che l'artista abbia visto dal vero il personaggio, ma solo due ritratti pittorici. Questa scultura è diventata un modello per Luigi XIV, Richelieu...". Dove sarà collocata? "Il posto è quello di prima, un luogo d'onore. Non viene stravolto l'allestimento storico. Cambia il basamento che rispetterà, nei limiti della tecnologia linee classiche di architettura, altezza e proporzioni dell'opera". La raccolta fondi dura fino al 2 luglio. Potrebbe esserci una proroga? "Queste campagne di aiuto sono abbastanza standard, soprattutto negli Stati Uniti. E' disponibile un tempo delimitato allo spazio virtuale per questi progetti". Porterà a termine "l'operazione Bernini", considerando i continui cambiamenti alla Soprintendenza? "Il Ministero ha movimenti in corso, ma non credo riguardi Modena. Il terremoto ha blindato la situazione, essendo Modena una Soprintendenza in prima linea. Comunque mi tranquillizza il fatto che qui abbiamo uno staff dirigenziale di giovani capacissimi, come Davide Gasparotto che è direttore e dopo il sisma sono stati assunti tre giovani bravi". Ha pensato ad un allestimento, capace di rendere la collezione più appetibile? "Stiamo meditando. Ci sarà una piccola rinfrescata, valorizzando i pezzi forti, recuperando opere importanti dai depositi e quelle portate al palazzo Ducale di Sassuolo". Qualche debolezza.... ? Il Bernini lo considero in assoluto, ma tante le opere straordinarie. Il Velasquez, il Dosso Dossi di cui, grazie alla Banca Intesa S. Paolo, è stata restaurata la seconda grande pala (Madonna e due santi), ora esposta a Napoli a Capodimonte. Sarà una sorpresa. In questo momento in tutte le principali mostre, da Firenze ad altre città straniere, ci sono opere della Galleria Estense: dallo Spinario per la mostra della scultura sul Rinascimento al Velazquez al Metropolitan di New York, dal Veronese alla National Gallery di Londra, al Greco che nel 2014 presteremo a Toledo. Nel mondo tutti ci conoscono". C'è interesse dei modenesi? "No. Ma ciò vale per tutte le città d'Italia, dove ci sono musei meravigliosi visitati da turisti di tutto il mondo. Regolare la crescita dei visitatori (nel 2011 circa 18 mila), ma per una "fidelizzazione" del pubblico occorrerebbero una adeguata informazione, visite, guidate, eventi". A Modena non c'è un grande turismo culturale. Cosa si potrebbe fare per decollare? "Immettere, come stiamo facendo, la Galleria in un circuito cittadino, in modo che quelli che arrivano abbiano la giusta informazione. Fare proposte coordinate, non parlare solo di prodotti alimentari". E lo stato della cultura? "Pare ci sia molta vivacità ma anche un po' di scollamento tra le varie iniziative. Manca un coordinamento che presenti la città come un unicum. Siamo del Ministero ma ciò non significa che non possiamo fare le cose assieme agli altri. Il sogno del soprintendente? "Sono uomo di museo. Considero il territorio come base. Il sogno è quello di vedere un territorio con cui i musei riescano a dialogare, e i cittadini partecipare attivamente alle iniziative. All'estero riconoscono e ci invidiano il nostro patrimonio globale. Noi invidiamo il livello di organizzazione dei mezzi a loro disposizione. I nostri musei vengono percepiti come luoghi arretrati".