Tremila nuovi casi. Se i Comuni non demoliscono entro quattro mesi scatteranno le denunce «BISOGNA dare un segnale di cambiamento, un segno di svolta, obbligare le amministrazioni a non commettere più il reato di omissione che ha distrutto la nostra Isola», dice l'assessore regionale Mariella Lo Bello. E se entro 120 giorni dalla circolare i Comuni non porteranno a termine l'iter di tutte le procedure di demolizioni e acquisizioni territoriali, saranno denunciati i responsabili degli uffici. Per gli episodi più gravi la Regione potrebbe avviare le procedure di commissariamento. La fotografia scattata dal rapporto degli uffici dell'assessorato regionale è nitida. Le cifre fornite dal Siab, un complesso sistema informativo sull'abusivismo che censisce e aggiorna le opere realizzate in assenza o in difformità dalla concessione edilizia, colossali. Un milione 462.151 metri cubi: questa la volumetria abusiva complessiva delle costruzioni realizzate in Sicilia nell'ultimo biennio. Nel 2011 856.467 e 605 mila e cocci nel 2012. Una lieve flessione forse effetto della crisi. La maggior parte di queste opere ricade in zone soggette a rischio sismico, idrogeologico, nella fascia dei 150 metri dalla battigia, nella zona di limitazione dell'edificabilità costiera, nelle aree d'interesse ambientale Sic (Sito importanza comunitaria) e Zps (Zona protezione speciale), nelle aree d'interesse archeologico e in quelle sottoposte a vincolo archeologico. Capofila per numero di abusi è la Provincia di Catania 990 costruzioni nel 2011 e 697 nel 2012 che distanzia nettamente quella di Palermo (1.233 in totale) e piazza d'onore per Messina con 1.106 abusi, sempre nell'ultimo biennio. Al quarto posto Trapani (1030). Singolare il caso di Messina che se da un lato diminuisce gli abusi (dai 612 del 2011 ai 494 del 2012) dall'altro aumenta e di molto la volumetria degli abusi stessi: dai 63.427 metri cubi del 2011 si passa ai 75.612 del 2012. Vuol dire che gli abusivi costruiscono un po' meno ma le case diventano più comode e spaziose. In percentuale è un vero e proprio boom dell'abusivismo col venti per cento in più. Perché, finora, l'abusivismo conviene. Niente oneri di concessione, né di urbanizzazione, niente tassa sui rifiuti, Imu e via dicendo. E, nella stragrande maggioranza dei casi, niente demolizioni. Neppure se costruiscono in cima a una rupe (vedi Pizzo Sella) o nelle aree archeologiche (Selinunte, Valle dei Templi, Himera etc.). Infatti, secondo il dossier dell'assessorato regionale Territorio e Ambiente, sulle 3.100 costruzioni abusive del 2012 ne sono state demolite soltanto 98. Il rapporto evidenzia che la causa principale per cui i Comuni non procedono alle demolizioni si lega agli alti costi delle operazioni, ma perché non si procede all'acquisizione del bene al demanio pubblico come previsto dalla legge? «E' risultato che in alcune occasioni spiega il direttore generale del dipartimento Urbanistica della Regione, Gaetano Gullo i Comuni dopo aver emesso l'ordinanza di demolizione non hanno controllato e non hanno proceduto all'acquisizione dell'immobile. E questo è un abuso». Ciò non toglie che mancano i quattrini per demolire e nel dossier c'è un costo stimato per 181 immobili, compreso il trasporto a discarica dei materiali inerti, di 7 milioni di euro.