I NUOVI tesori dell Domus aurea a Colle Oppio si affacciano sui giardini di De Vico, dove prendono il sole gli stranieri e le scolaresche in gita. Dietro un pesante cancello si apre la galleria numero tre, indicata a numero romano dalla mattonella in cima alla volta. Irene Iacopi, Ida Sciortino, Elisabetta Segala sono le tre archeologhe che hanno seguitai lavori di scavo per la Soprintendenza archeologica. Guardano dentro il tunnel semibuio trattenendo il respiro per l'emozione, pronte a svelare i risultati delle loro fatiche. La galleria è lunga una quarantina di metri, larga cinque: in fondo, una parete dietro la quale si apre l'aula ottagonale della Domus Aurea, quella nella quale l'imperato re Nerone amava sedere su un trono dorato, facendo scendere su di sé una pioggia di petali profumati. Traiano cancellò tutto, la dannazione cadde su queste meraviglie dopo l'incendio che distrusse Roma, quello raccontato nei libri di storia, nei film, nelle guide tascabili degli stranieri. Apriti sesamo, e la storia ricomincia dentro questo tunnel, dietro il cancello appesantito dalla ruggine e dalle erbacce. Il pretesto per rimetterci mano dopo molti secoli è stata del tutto pratica: l'andirivieni dei visitatori nella Domus Aurea-cento all'ora, mille al giorno - piano piano guasta le pitture, altera il microclima quindi era indispensabile cercare di aprire una nuova uscita. Niente di più facile che svuotare della terra una delle tante gallerie traianee che tagliano a fette i sotterranei del Colle Oppio. I lavori sono iniziati già nel 2002 con questo obiettivo e con la massima cura perché a Roma le sorprese, quando si tratta di archeologia, sono possibili sempre. E del resto i precedenti in zona non mancano: basti pensare al Criptoportico delle Terme di Traiano, distante cinquanta metri in linea d'aria che ha svelato l'affresco della Città dipinta era il febbraio 1998 e da allora i ritrovamenti non sono più finiti. Le sorprese sono state puntuali anche qui: lungo il tunnel, finalmente svuotato del carico di terra di riporto, si vede oggi una colossale cisterna in mattoni rossicci, imponente e intatta, che si staglia giusto a metà del camminamento del tunnel, piantata di traverso come a voler dire che proprio in nessun caso la si può ormai ignorare. Davanti alla cisterna, almeno tre metri al di sotto del livello del giardino, i resti di un complesso termale, una serie di ambienti ben conservati anche in alzato, con pareti che raggiungono i due metri di altezza, uno dei quali con tanto di copertura a volta, una cabinetta termale, una specie di antichissimo prive di vapori e delizie. Sono tutte tracce di una casa, una villa, edificio privato che doveva estendersi nella zona dove oggi c'è il verde pubblico, una residenza nobile e sontuosa degna del colle che porta impresse la memoria della casa dell'impe-ratore. «È la prima volta che si dimostra un riuso tardo antico delle strutture sovrastanti la Domus precisa Sciortino - Qualcosa di simile si ritrova in alcuni monumenti del Palatino che in questa stessa epoca vengono adattati ad abitazioni di lusso». Le tre archeologhe procedono con la cautela del caso, armate della tranquillità di chi lavora per aggiungere alla Storia anche soltanto una sillaba, ma definitiva. Per questo si limitano a voler rendere pubblica una datazione del tutto generica della domus ritrovata che, spiegano, ha avuto una vita viva e attiva a partire dal IV secolo. «Sono strutture post traianee - commenta Iacopi -Molto resta ancora da verifica-re». Naturalmente, la galleria ha sputato fuori una gran quantità di materiali: soprattutto anfore poi sigilli, ceramiche, frammenti di mosaici delle pavimentazioni, una marea di oggetti piccoli e grandi schedati per unità strati-grafiche in ben 2300 cassette. Il lavoro non gli mancherà per molto tempo ancora. Intanto, la vita nuova della Domus Aurea continua: il soprintendente Bottini ha trovato un paio di milioni di euro che serviranno a una sistemazione del tunnel numero tre: «Sarà indispensabile lasciare a vista i nuovi ritrovamenti - spiegano le archeologhe - anche se il progetto iniziale, che prevedeva un pic-colo ascensore per far scenderei disabili è stato per il momento accantonato. Oggi la galleria traianea con la sua domus tardoantica, da utilizzare in uscita dalla sala ottagonale della reggia neroniana, è puntellata e attraversata da tiranti in acciaio. I lavori recenti hanno garantito la sospirata impermeabilizzazione delle volte, croce eterna di tutta questa zona, moderna maledizione per le pitture antiche. E grazie ai fondi sarà possibile allargare il percorso di visita. La Domus Aurea, riaperta al pubblico dopo decenni nel giugno del 1999, è visitabile soltanto in parte: tempo un anno il pubblico pò tra accedere anche al lungo corridoio dipinto che oggi si può intravedere da dietro le transenne, con l'aggiunta di una serie di stanze della parte nord Occidentale e la gente risbucare fuori al sole dei giardini attraversando la galleria numero tre, camminando su una passerella sospesa sulla Storia.