La crescita di attenzione per la diplomazia culturale scaturisce dall'importanza che hanno le politiche, i linguaggi e le industrie culturali, ed è conseguenza delle radicali differenze tra i conflitti di oggi e quelli del passato. La diplomazia classica e gli attori statali e multilaterali ufficiali faticano spesso a fronteggiare le situazioni di crisi, specialmente quelle tipiche dei conflitti "asimmetrici": nuovi attori del dialogo, dell'ascolto e della comprensione reciproca vengono coinvolti per contribuire alle soluzioni. La diplomazia culturale agisce, in particolare, sulle linee di frattura tra le identità (culturali, religiose, etniche) puntando a sostenere il rispetto reciproco e i dialoghi tra le diversità. L'affermazione dei diritti umani per contrastare dittature e totalitarismi; il soft power come alternativa alle politiche di potenza tradizionali; le crisi aperte dall'utilizzo del web per scardinare poteri ossificati o, viceversa, per proteggerli dalle voci del dissenso; sono profonde e sempre più rapide le trasformazioni che segnano i dinamici e precari equilibri economici, istituzionali, sociali, tecnologici. Queste situazioni interpellano, in forme diverse e sempre nuove, la diplomazia culturale. Il campo delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni presenta opportunità immense in termini di crescita culturale, civile e di conoscenza ma anche irruzioni di inedite conflittualità, al bivio tra diplomazia digitale e conflitti digitali. I governi sono impegnati a promuovere, su questa piattaforma virtuale, i propri interessi strategici, prevenire conflitti cibernetici su vasta scala, contrastare crimini contro la dignità e i diritti umani, tutelare il patrimonio industriale e le libertà economiche. Il campo classico della diplomazia culturale è più rilevante che mai. Si consolida, infatti, il valore del patrimonio culturale, delle lingue, della promozione delle produzioni artistiche e dello spettacolo, delle industrie creative, con le loro capacità di promuovere identità, benessere, branding, occupazione, e di spingere lo sviluppo internazionale del turismo. Cresce la necessità di proteggere il patrimonio culturale minacciato di distruzione da guerre e conflitti etnici e religiosi, come da speculazioni e indifferenza. La cultura è un capitale delle comunità e delle nazioni, e un capitale universale. La cultura è stata nella storia, ed è oggi, anche uno strumento di potere. Gli operatori della diplomazia culturale nazionali ed internazionali, pubblici e della società civile, centrali e diffusi ne fanno strumento di dialogo, progresso civile ed economico, affermazione del rispetto delle diversità e della democrazia. (Dall'intervento svolto al simposio internazionale sulla diplomazia culturale promosso dall'Institute for cultural diplomacy, società Dante Alighieri e Priorità cultura, che si conclude oggi a Roma)
ITALIA-L'Italia, la crisi e il bisogno di diplomazia culturale
La diplomazia culturale è un campo in crescita, che si concentra sull'uso delle politiche, dei linguaggi e delle industrie culturali per risolvere i conflitti e promuovere il dialogo tra le diverse identità. Questo campo è stato creato per affrontare le nuove sfide dei conflitti "asimmetrici" e per sostenere il rispetto reciproco tra le diverse culture. La diplomazia culturale agisce su diverse aree, come l'affermazione dei diritti umani, il soft power e la protezione del patrimonio culturale. I governi utilizzano la tecnologia per promuovere i propri interessi e contrastare i crimini contro la dignità e i diritti umani. La cultura è un capitale delle comunità e delle nazioni, e un strumento di potere.
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