l rischio (tutt'altro che da escludere) è che l'incontro di questa mattina sia inutile, o molto interlocutorio. Del resto nessuno dei soggetti coinvolti si presenterà davanti al ministro con studi o analisi che lo possano spingere a prendere una decisione immediata sul passaggio delle grandi navi a Venezia. Al massimo ci potrebbe essere una decisione sulla convocazione del prossimo Comitatone, in cui il sindaco Giorgio Orsoni insiste si debba discutere del problema. Lo sa bene il ministro all'Ambiente Andrea Orlando che ieri non ha usato mezze misure: «La mia opinione è che da questa vicenda bisogna uscire con un termine temporale chiaro entro il quale le navi da crociera non devono più entrare a San Marco». Di sicuro il collega Maurizio Lupi, responsabile delle Infrastrutture, si troverà di fronte una sorta di accerchiamento al Comune, che rischia di rimanere isolato, arroccato sull'unica soluzione considerata: spostare le navi (almeno le più grandi da subito, o quasi) a Marghera. Gli altri (Porto, Regione, Capitaneria di porto e armatori) convergeranno invece sullo scavo del canale Contorta Sant'Angelo che permetterebbe di far entrare le crociere da Malamocco e farle arrivare senza passare davanti a San Marco direttamente alla Marittima. Su questa ipotesi il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa ha anche presentato alcune ipotesi di finanziamento, considerato fino a questo momento il problema maggiore. Comunque sia, seppur indicative, sul tavolo ci sono tre ipotesi sostanziali, molto diverse tra di loro: il nuovo canale appunto, Marghera e la realizzazione di una nuova stazione al di fuori della bocca di porto così come vogliono i No Nav e ha suggerito l'ex viceministro ai Trasporti Cesare De Piccoli, con una sua simulazione. Ognuno di questi può contare su aspetti positivi e negativi, che dovranno essere però maggiormente verificati. Di sicuro quelle 661 navi che nel 2012 hanno transitato per il Bacino in futuro non ci passeranno più. Quando, e soprattutto dove andranno, oggi è ancora prematuro dirlo. Il 90 per cento di queste sono superiori alle 40 mila tonnellate, e questo significa che se davvero il decreto CliniPassera fosse applicato, a Venezia attraccherebbero nemmeno un centinaio di navi. Ancora meno (un'ottantina) sono invece quelle mega che il sindaco di Venezia dice di voler spostare a Marghera, visto che le crociere ben oltre i 300 metri sono il 13 per cento del totale. Considerando che solo nei weekend d'estate (sabato, domenica e lunedì) ci sono tra i cinque e i sei passaggi giornalieri (negli altri giorni sono al massimo tre) alla fine, seguire il piano del Comune, significherebbe togliere di fatto (al massimo) una nave al giorno. Troppo poco per i No Nav che domenica hanno sfidato Porto, Vtp e crocieristi manifestando contro le grandi navi in laguna. C'è da dire però che il piano di Ca' Farsetti prevede di realizzare dietro al Vega un terminal «provvisorio» vicino alle infrastrutture (binari e strada) che possa ospitare fino a quattro navi. Tutto sarà da studiare, anche se il fattore tempo in questo momento è tutt'altro che trascurabile. Ieri intanto il Comitato Cruise Venice (che difende la presenza delle crociere) ha inviato una lettera ad Orsoni in cui evidenzia il rischio di perdita del posto di lavoro per seimila persone, qualora le grandi navi fossero spostate dalla Marittima.