Una nuova governance per la Reggia di Caserta. La pretende il territorio, che attraverso le istituzioni l'ha rivendicata ieri l'altro in una sede ufficiale qual è stata il Mibac; la vuole adesso anche lo stesso ministero per i Beni e le attività culturali, in una ventata di rinnovato interesse verso il complesso vanvitelliano. A ventiquattr'ore di distanza dal tavolo in via del Collegio Romano, ancora ieri il ministro Massimo Bray era impegnato sulla vicenda. Lo testimoniano i nuovi post pubblicati sui social network e anche l'attenzione verso il dibattito che si è aperto sul territorio all'indomani dell'incontro. Basti pensare che ad un certo punto della giornata Bray ha «ritweettato» un pensiero del consigliere comunale di maggioranza, Antonio Ciontoli. «Dai beni culturali può partire la riscossa del Sud. Coraggio Ministro, la storia è qui ed i casertani sono con Lei!» si concludeva il messaggio. Che rappresenta poi l'esortazione di un'intera città, aggrappata a Bray come l'«uomo della provvidenza» dopo il crollo di visitatori e le varie emergenze che hanno investito il monumento negli ultimi anni. Bray ha rilanciato l'ipotesi di un coinvolgimento dei privati nella gestione del monumento. E, ancor più, il progetto di dare luogo ad una Soprintendenza speciale con esclusiva competenza sulla Reggia. Un modello che in Campania esiste da anni per la gestione degli scavi di Pompei. L'obiettivo finale, considerate le risorse occorrenti per restauro delle parti vittime dei segni del tempo manifestatisi con i recenti crolli, non può che essere l'autonomia economica. Fare in modo, cioè, che non solo una minima parte dei soldi dei biglietti vengano reinvestiti in loco. «La Soprintendenza Speciale è un istituto autonomo dotato di un proprio bilancio, che può introitare le risorse derivanti dalla bigliettazione e reinvestire direttamente sul patrimonio di propria competenza» conferma infatti al Corriere del Mezzogiorno la soprintendente di Pompei, Maria Teresa Cinquantaquattro. «Non è un caso che, in ambito archeologico riflette la funzionaria le Soprintendenze speciali siano due: la Soprintendenza di Napoli e Pompei e quella di Roma, che includono nel loro territori i siti tra i più visitati in Italia. Pompei, ad esempio, supera ogni anno i 2.300.000 visitatori». Numeri che garantiscono praticamente da soli non solo la gestione autonoma del complesso degli scavi ma anche tutto quello che attiene la programmazione degli interventi. «Il vero vantaggio di una Soprintendenza speciale conferma Cinquantaquattro è quello di avere la possibilità di operare stabilendo direttamente la scala delle priorità e di fare la propria programmazione». Questo non significa «sganciarsi» del tutto dal ministero dei Beni culturali. «Gli Istituti speciali, per quanto autonomi, operano in stretto contatto con le Direzioni generali e con le Direzioni regionali. Hanno certamente un margine di operatività più ampia rispetto alle altre Soprintendenze conclude , ma ovviamente nel solco delle direttive indicate dal Ministero».