PIÙ BRAVO DI BILL GATES Il più grande dividendo sociale bancario di tutti i tempi è stato il Rinascimento. Quando, intorno al 1431, Leon Battista Alberti tornò a Firenze venne come schiacciato dalla Cupola di Pippo Brunelleschi «erta sopra e' cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e' popoli toscani». Illuminato da quell'ombra, circondato dalle figure magicamente vive di Donatello e commosso dai corpi veri che respiravano negli affreschi di Masaccio, Alberti capì che «in nostra industria e diligenza, non meno che in beneficio della natura e de' tempi, sta il potere acquistarsi ogni laude di qual si sia virtù». E ciò che chiamiamo 'Rinascimento' è proprio questa determinazione a prendere in mano il proprio destino, senza lamentarsi del presente e sfidando il passato e il futuro. Ma quegli eroici artisti non erano soli. Senza i soldi, la passione civile, l'intelligenza e il motivatissimo senso di colpa del superbanchiere Cosimo il Vecchio de' Medici, Firenze non avrebbe mai conosciuto la rivoluzione culturale che tagliò in due la storia dell'umanità. La frase preferita di Cosimo era «Patientiam Domine habe in me, et omnia reddam tibi»: abbi pazienza, Signore, e ti renderò tutto! Egli era a capo della più grande banca d'Europa, ed era probabilmente l'uomo più ricco del mondo. Ma, andando a letto ogni sera, Cosimo pensava ai propri peccati, e aveva la lucida onestà di riconoscere che quei soldi non erano del tutto suoi, e non erano del tutto puliti. Per quanto la retorica, il servilismo e l'adulazione lo circondassero, il banchiere sentiva che quell'enorme cumulo di quattrini lo accusava agli occhi di Firenze e del mondo: non era possibile essere così ricchi senza essere stati ingiusti, non era possibile guadagnare sull'interesse senza essersi macchiati di usura! La grandezza di Cosimo fu capire che, se davvero voleva restituire tutto a Dio, doveva farlo non solo attraverso la Chiesa, ma soprattutto attraverso il bene comune della sua città, la sua comunità: Firenze. Oggi noi ammiriamo Bill Gates perché indirizza metà dei suoi averi verso quella che chiama 'beneficenza': ebbene, nel giro di sessant'anni la famiglia Medici restituì a Firenze più di tre volte il patrimonio del suo fondatore. Come suo nipote Lorenzo il Magnifico dopo di lui, anche Cosimo era «molto contento» che i suoi soldi fossero tornati alla comunità da cui provenivano: quanti banchieri di oggi potrebbero dire la stessa cosa?
LASCIATE CHE I BAMBINI - Cosimo, il banchiere che restituì i soldi
Il Rinascimento fu un periodo di grande cambiamento culturale e artistico in Firenze, intorno al 1431. Leon Battista Alberti, un artista e intellettuale, tornò a Firenze e fu ispirato dalle opere di Donatello e Masaccio. Alberti capì che il potere e la ricchezza potevano essere ottenuti attraverso la determinazione e la passione civile. Cosimo il Vecchio de' Medici, un banchiere ricco e influente, era a capo della più grande banca d'Europa e probabilmente l'uomo più ricco del mondo. Tuttavia, Cosimo era anche un uomo di grande onestà e sentiva che la sua ricchezza lo accusava di essere stato ingiusto.
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