ROMA Si fa più forte il vento di An che soffia sulla Siae. E il temuto commissariamento che potrebbe arrivare nelle prossime ore a «strozzare» la potente Società di Autori ed Editori da mesi nel caos. O meglio, sottoposta ad un progressivo controllo da parte della Casa delle Libertà e in particolare di Alleanza Nazionale decisi a mettere le mani su un ente che farebbe gola a chiunque, visto il fatturato di 600 milioni di euro l'anno. Con una lettera al presidente Ciampi, ieri alcuni rappresentanti dell'Assemblea, hanno chiesto la ratifica della nomina del presidente della Società Franco Migliacci, «regolarmente designato insieme ai consiglieri Ivan Cecchini, Diego Cugia e Giovanni Natale», che attendono il reintegro nel cda della Siae dallo scorso 21 dicembre. Nonostante il silenzio-assenzo delle Commissioni cultura di Camera e Senato, infatti, il vice ministro dei Beni Culturali Antonio Martuscello (An) non si decide a dare il via libero al loro reintegro, lasciando così un cda «decimato», proprio come quello della Rai: 4 consiglieri su 9, di cui i 3 di maggioranza (Giuseppe De Vergottini, Giuseppe Afeltra e Augusto Pistolesi) sono quelli di nomina governativa, in un Ente privato sul quale il Ministero dovrebbe esercitare soltanto un'azione di vigilanza. E non di «dominio» come invece sta avvenendo. A cominciare dalla nomina del direttore generale, quel Giovarmi Profita, in odore di An anche lui, che ha già lasciato «ingombranti macerie» nel settore del cinema pubblico (è stato responsabile della direzione generale cinema del Ministero) e che il ministro Urbani ha «premiato» con questo nuovo incarico. Dove, grazie al cda «di parte» ha proseguito il «golpe» assumendo tutti i poteri di spesa dell'Ente, diventando, così, una sorta di super direttore al quale nulla può essere impedito. «La situazione è davvero grave - commenta Andrea Purgatori, tra i membri dell'Assemblea -. Poiché coinvolge anche i dipendenti dell'Ente. La Siae è di per sé un piatto troppo appetitoso sul quale in molti vorrebbero mettere le mani». Intanto per oggi si attende una nuova convocazione dell'Assemblea, mentre da parte del Ministero si agita il fantasma del commissariamento minacciato sulla base di «una presunta ingovernabilità» dell'Ente.
La destra vuole il commissario alla Siae
La Siae, Società di Autori ed Editori, è stata minacciata di commissariamento a causa della sua ingovernabilità. La società ha un fatturato di 600 milioni di euro all'anno e il Ministero dei Beni Culturali ha espresso interesse a controllare l'ente. I rappresentanti dell'Assemblea hanno inviato una lettera al presidente Ciampi chiedendo la ratifica della nomina del presidente della Siae, Franco Migliacci. Il cda della Siae è stato decimato e il direttore generale, Giovarmi Profita, ha assunto tutti i poteri di spesa dell'ente. La situazione è considerata grave e coinvolge anche i dipendenti dell'Ente.
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