VIAGGIO NEI MONASTERI DOVE VISSE IL MUSICISTA PIO IX NON LASCIA CHE SPOSI L'AMATA: VA IN CONVENTO, PRENDE GLI ORDINI LA STORIA Il 50esimo compleanno non era stato tra i migliori per Franz Liszt. Il musicista ungherese, all'epoca pianista principe anche per le immense mani, il 22 ottobre 1861, alle 6 di mattina a san Carlo al Corso, avrebbe dovuto impalmare Carolina Sayn-Wittgenstein, la contessa Ivanowska che, a 14 anni, aveva sposato un ufficiale russo, ma da tempo legata al maestro: fin dal 1848 convivevano a Weimar. I fiori, già pronti in chiesa; Liszt appena giunto nell'Urbe apposta. Ma la sera prima, arriva il «no» papale all'annullamento, già deciso, delle nozze di lei. Non si sposeranno più: nemmeno quando, pochi anni dopo, lei resterà vedova. Questo, però, non impedisce al musicista di trasferirsi, due anni dopo, nella Città Eterna. Sceglie di vivere in un monastero, che allora era in piena campagna: Santa Maria del Rosario, e prende addirittura gli ordini minori. Era l'Abate Liszt. CASE A ROMA Non è il suo unico indirizzo romano: era vissuto a via del Babuino angolo Alibert, dove era morto l'architetto Giorgio Valadier; all'hotel Alibert; in Strada Felice, ormai la via Sistina, quasi all'agolo con via Crispi (e c'è ancora una lapide); in Vaticano, davanti alle Logge di Raffaello, dal suo amico cardinale Gustav Hohenlohe. Ma il Rosario sarà il «suo» luogo. L'Hilton e i palazzi non c'erano ancora. Qui, i pellegrini s'affacciavano su Roma e stupivano all'arrivo della Via Francigena. Poi, di solito entravano da Porta del Popolo. Poco più in basso, c'è Borgo San Lazzaro, con una chiesetta forse del XII secolo: dal 400 al 1973 ha ospitato il più antico Lazzaretto d'Europa. La stanza di Liszt si vede ancora: guardando il convento, l'ultima in alto a sinistra; un panorama da rabbrividire. In facciata, dal 1911, una scritta in marmo: non restaurata, e quindi illeggibile. Spiega: «A questa altura da cui s'apre tanta visione di bellezza e di storia chiese tranquillità e salute» il musicista. Nel 1863, gli rende visita perfino Papa Mastai: erano amici. Va anche nella sua cella e si fa suonare qualcosa al piano. LA TASTIERA Al convento di clausura delle domenicane, ora sono 11; «ma eravamo anche 40», dice la superiora suor Maria Angelica da dietro le sbarre: «Siamo qui dal 1937, ed io dal 1960». La chiesa di metà Seicento apre solo per la messa, una volta al giorno. Vi si venera un'icona, Santa Maria Haghiosoritissa, che si dice «acheròpita», miracolosamente dipinta da mano non di uomo, e attribuita all'evangelista Luca. Dell'ospite insigne, non conservano più il piamo, ma solo una tastiera muta: «Su questa, avrebbe composto l'oratorio Christus». A Roma, Liszt si dedica parecchio alla musica sacra; manda al papa una messa nel 1861: vorrebbe eseguirla a San Pietro, e chissà se ci è riuscito. A Monte Mario dedica a Pio IX pure «Der Papsthymnsu»; completa la Santa Elisabetta e Christus. Continua a vedere Carolina, divenuta pure religiosissima. E ogni tanto, scende in città. Conosce Gregorovius (che dice: «figura misteriosa, alto, magro, lunghi capelli grigi»); va al Caffé Greco. Una giorno, è a palazzo Poli per dirigere la sua Dante-Symphonie, e la sala verrà chiamata Dante: esiste ancora. I NEMICI Ma a Roma (e in Vaticano) non aveva soltanto amici. Scrive: «Tutto il mondo è contro di me. I cattolici perché trovano profana la mia musica da chiesa, i protestanti perché è cattolica; i massoni la considerano clericale. Sono un rivoluzionario per i conservatori, un falso giacobino per gli avveniristi. Gli italiani, se garibaldini, mi detestano come un bigotto; se sto dalla parte del Vaticano l'accusa è di portare in chiesa il tempio di Venere. Per Bayreuth non sono un compositore, ma un pubblicitario». Ai tedeschi non piace «perché reputano la mia musica francese; ai francesi sembra tedesca; per gli gli austriaci è musica tzigana; per gli ungheresi, straniera». L'amico papa gli fa suonare più volte «San Francesco predica agli uccelli», Leggenda per pianoforte. L'ha scritta qui, dedicata alla figlia Cosima, seconda moglie di Richard Wagner e poi di Hans von Bülow, celebre direttore. Si diceva ispirato dal loro canto, solo rumore che infrangesse la quiete del Rosario. E oggi? Fabio Isman
La stanza sulla città dell'abate Liszt
Franz Liszt, il famoso musicista ungherese, si trasferì a Roma nel 1863 e visse in un monastero di clausura, Santa Maria del Rosario, dove prese gli ordini minori e divenne l'Abate Liszt. Visse in una stanza con una vista panoramica sulla città e suonava il piano nella chiesa del monastero. Il papa Pio IX gli permise di suonare la sua musica sacra, compresa la messa che aveva scritto per lui. Liszt continuò a vedere la sua amata Carolina, che era diventata religiosa, e ogni tanto scendeva in città per visitare amici e per eseguire la sua musica.
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