La richiesta dei monaci di Santo Stefano alla Curia: col terremoto i fondi sono finiti INFILTRAZIONI d'acqua, polvere, mobili accatastati, opere d'arte ricoperte dai teloni. Quando dom Angelo Silva è arrivato dal monastero di Pouso Alegre in Brasile alla basilica di Santo Stefano, l'ha trovata «messa male, molto sporca», bisognosa di un'urgente opera di manutenzione. Alla vigilia del passaggio di consegne tra le due congregazioni di benedettini, che avverrà il 23 giugno con una messa celebrata dal cardinale Carlo Caffarra, il rettore Stefano Greco lancia un nuovo appello alla città: «Santo Stefano ha ricevuto tanto da Bologna, ma ha ancora bisogno di aiuto. Non possono passare sotto silenzio le necessità della basilica ». La chiamata è per tutti, privati, fondazioni bancarie («siamo consapevoli del periodo di crisi»), istituzioni, con le quali in questo periodo il rapporto è mancato: «Forse non sono stato capace di allacciare i rapporti in maniera dovuta», si scusa. Ma «è importante riunire le forze, non essere soli». Alla Curia, il rettore fa invece una richiesta precisa: il permesso di celebrare matrimoni in piazza delle Sette Chiese. «Non capisco perché non possiamo celebrarli. In città ci sono altri santuari, come i Servi di Maria, che li celebrano. Con i matrimoni avremo un gettito sufficiente a fare un po' di manutenzione». Alla chiesa servono interventi di manutenzione sia ordinaria che straordinaria. Per aiutare i monaci, da oltre un mese un gruppo di "pie donne", si è messo a pulire e spazzare. Ma ci vuole ben altro. «Santo Stefano ha sempre bisogno di interventi, ma il terremoto ha aggravato la situazione spiega l'architetto Salvatore Fazio . Ci vogliono almeno trentamila euro all'anno per la manutenzione ordinaria, poi servono novemila euro per l'impianto termico, tra le 14 caldaie e l'impianto dell'ala est da rifare dopo il terremoto. E c'è l'emergenza delle infiltrazioni dal tetto della biblioteca». Degli 1,1 milioni raccolti nel 2010, 900mila sono stati spesi per riparare il tetto e fare l'adeguamento sismico del presbiterio e del campanile, e rifare gli intonaci esterni. Con le risorse rimaste, più 50mila euro messi a disposizione dalla Soprintendenza, è stato possibile riparare l'ala est. Ancora dunque non si è messo mano al problema delle acque sotterranee e delle fogne, da cui era scaturito l'allarme di quattro anni fa. Un ulteriore strumento per finanziarsi potrebbe essere quello di istituire un ticket per l'ingresso all'area museale della basilica, magari collegata agli altri santuari di Santo Stefano e San Petronio. «Lo stiamo valutando, ma poi bisognerebbe pagarci sopra le tasse ». Per tutti gli eventi all'interno della basilica è nata l'Associazione opera della fabbrica di Santo Stefano. In monastero ora sono in quattro: padre Stefano, padre Emmanuele e i due monaci brasiliani, che saranno raggiunti da altri tre entro fine anno. Mentre dom Ildefonso Chessa, è passato alla parrocchia di Vedegheto. Con il tempo la congregazione brasiliana trasferirà qui la sede del suo priorato. Vestito di nero e non più di bianco, dopo il passaggio alla nuova congregazione, padre Stefano cita Lavoisier e Il Gattopardo, e assicura che non è cambiato quasi niente.
BOLOGNA - "Celebriamo i matrimoni per salvare la basilica"
Il rettore della basilica di Santo Stefano, Stefano Greco, ha lanciato un nuovo appello alla città per chiedere aiuto per la manutenzione della basilica dopo il terremoto. La chiesa ha ricevuto fondi da Bologna, ma ne ha ancora bisogno. Il rettore ha richiesto il permesso di celebrare matrimoni in piazza delle Sette Chiese e ha spiegato che la basilica ha bisogno di interventi di manutenzione sia ordinaria che straordinaria. La chiesa ha bisogno di almeno 30.000 euro all'anno per la manutenzione ordinaria e 9.000 euro per l'impianto termico. Inoltre, c'è l'emergenza delle infiltrazioni d'acqua e delle fogne.
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