Un centro visite a Pianosa nella Casa del Parco. Un edificio demaniale che è stato restaurato grazie ai fondi messi a disposizione del ministero dell'Ambiente e che ora potrà accogliere il pubblico che sbarca sull'isola, sia pure con accesso regolamentato. Per festeggiare questo evento, il 29 giugno, grazie alla preziosa collaborazione dei Musei Civici di Reggio Emilia e della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana si aprirà la mostra archeologica "Ritorno a Pianosa" e sarà inoltre possibile visionare gli scavi della Villa di Agrippa con il supporto del Comune di Campo nell'Elba. Il titolo della mostra ha un preciso significato: per la prima volta infatti i reperti scavati da Pianosa e custoditi a Reggio Emilia, dopo oltre cento anni, ritorneranno nella loro terra d'origine. Questa vicenda è collegata alla realizzazione della colonia penale agricola avviata nel XIX secolo. Nel 1871, l'allora direttore del carcere, il reggiano Leopoldo Ponticelli, invitò il conterraneo don Gaetano Chierici a studiare i reperti archeologici che stavano venendo alla luce con la costruzione delle strutture detentive. Fu così che il Chierici fece due spedizioni di ricerca sull'isola. Con grande perizia eseguì il rilievo dei resti della Villa romana di Agrippa, si interessò alla rete di cunicoli delle catacombe, scavò entro le grotte recuperando resti di antiche faune ed esaminò siti ricchi di strumenti litici delle prime culture umane insediate quando Pianosa era probabilmente ancora collegata alla terraferma. Tutti i materiali furono così trasferiti a Reggio Emilia dando vita all'importante nucleo collezionistico archeologico dei Musei Civici. Una selezione di tali reperti viene prestata per questa occasione al Parco Nazionale sotto la supervisione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.