Vincono i sindacati: il Consiglio di Stato affonda il contratto decentrato A UTONOMIA della Scala: tutto da rifare. O quasi. Il regolamento che ha permesso al teatro milanese e all'Accademia di Santa Cecilia di ottenere una gestione ad hoc è stato infatti dichiarato nullo dal Consiglio di Stato. La sentenza è di ieri: il tribunale amministrativo non ha accolto il ricorso del ministero dei Beni Culturali, Scala e Accademia di Santa Cecilia contro la decisione del Tar del Lazio che annullava l'atto. Ora il problema è capire quali potranno essere le conseguenze del provvedimento: si dovrà stabilire se il nuovo statuto di cui si era dotato il teatro lirico milanese decade o semplicemente va rivisto, se il nuovo consiglio di amministrazione ora in carica è legittimo, se le decisioni prese nel frattempo sono da ritenere valide. Ricapitoliamo. Ad aprile dello scorso anno, dopo un lungo iter che aveva portato anche a un referendum tra i dipendenti, con la firma del ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi era stata riconosciuta alla Scala una forma organizzativa speciale che le consentiva uno statuto ad hoc e la possibilità di decidere assunzioni e stipulare contratti specifici. I sindacati Cgil e Fials (nazionale), però, avevano fatto ricorso, lamentando il loro mancato coinvolgimento nella stesura del regolamento, e nel dicembre scorso il Tar del Lazio lo aveva accolto. Il ministero, a sua volta, aveva fatto appello al Consiglio di Stato, che ieri si è pronunciato. Nel frattempo il teatro si è dotato di un nuovo statuto e ha ampliato da 8 a 11 membri il consiglio di amministrazione, che martedì scorso ha scelto Alexander Pereira come successore di Stéphane Lissner alla sovrintendenza. Dunque, tutto da rifare? «Non mi pare che ci sia un problema di immediata validità degli atti presi, perché va presunta la buona fede» ha dichiarato l'avvocato dei sindacati Vittorio Angiolini, chiedendo però l'immediata apertura di un tavolo di trattative con i sindacati per rivedere lo statuto. «Se il teatro ignora la sentenza, come ha fatto con quella del Tar, e non è disponibile a riaggiustare lo statuto ha detto potrebbero crearsi dei problemi. Non c'è nulla di devastante, purché si proceda». A parere del legale, il punto che va assolutamente modificato è quello che consente alla Scala di trattare i contratti integrativi autonomamente, «e anche contro il contratto nazionale, che è stato stipulato da poco». Sul resto, c'è disponibilità a mediare. La Cgil esprime soddisfazione: «La decisione del Consiglio di Stato osservano il segretario milanese del settore Giancarlo Albori e il segretario generale della Camera del Lavoro Graziano Gorla dimostra che avevamo ragione nel difendere il sacrosanto diritto dei lavoratori alla contrattazione ». Nessuna volontà di forzare la mano, ma la richiesta al ministro Massimo Bray «a correggere la rotta che tanti guai ha portato alle fondazioni e a riaprire il confronto coi sindacati, a partire dalla manifestazione indetta a Roma il 10 giugno » e alla Scala «di aprire urgentemente un confronto con le parti sociali».