C' è un pezzo millenario di storia dell' umanità stratificato e custodito nel Parco rupestre tra Fasano e Savelletri, lungo la costa pugliese, che sta per essere restituito innanzitutto agli abitanti della regione e poi ai visitatori e ai turisti. Un antichissimo villaggio ricavato nelle grotte, con un sorprendente campionario di chiese e cappelle affrescate, tombe e monumenti funerari, ma anche abitazioni e botteghe artigianali. È la testimonianza di una civiltà rupestre insediata qui nell' arco di sei o sette secoli, fra l' anno 800 e il 1400, per sfuggire alle invasioni longobarde o agli assalti dei saraceni e dei pirati croati. Compromesso nel tempo da una mancata manutenzione ordinaria, il sito si trova oggi in uno stato di generale abbandono. E perciò ora il comune di Fasano ha deciso finalmente di stipulare una convenzione con la Fondazione San Domenico Onlus, promossa dall' imprenditrice turistica Marisa Lisi Melpignano e supportata da un Comitato scientifico di cui fanno parte docenti universitari pugliesi, una studiosa francese, una svizzera e una tedesca, sotto la presidenza di Cosimo Damiano Fonseca, ordinario di Storia medievale all' Università della Basilicata e Accademico dei Lincei. La stessa Fondazione aveva organizzato negli anni scorsi cinque convegni internazionali di studio, a cui ne seguirà un altro a novembre. Nel 2005, per la verità, l' amministrazione comunale aveva già avviato un' operazione di recupero e restauro di tre beni fra i più significativi del territorio: il Villaggio di Lama d' Antico, la chiesa rupestre di San Lorenzo e quella di San Giovanni. Ma adesso si tratta di mettere a posto, gestire e valorizzare ulteriormente l' intero comprensorio, a fini culturali e anche turistici, lungo la dorsale adriatica che immette all' incantevole terra del Salento. D' ora in poi, sarà l' Ars - una cooperativa di giovani "dottorati" in archeologia - a occuparsi stabilmente del Parco, con un servizio di accoglienza, informazioni, biglietteria, escursioni e visite guidate, a carico dello stesso affidatario. In un' area lunga complessivamente tre chilometri e larga fino a 200 metri, come una gola scavata nella pietra calcarea dall' azione dell' acqua nel corso dei secoli, sono state censite 358 unità rupestri, di cui 61 produttive, con dieci cappelle affrescate in stile bizantino. Circondato da una distesa di ulivi "monumentali", immerso in un' atmosfera tra mistica e magica, il Parco comprende anche un opificio o un' officina che - secondo le ipotesi degli studiosi - doveva essere adibita a conceria oppure a tintoria per la lavorazione dei tessuti. Un villaggio di case-grotte e di chiese-grotte, insomma, in cui il tempo sembra perennemente sospeso, fermo al fatidico anno Mille, quello che in pieno Medio Evo avrebbe dovuto segnare la fine del mondo. Questo "gioiello" della civiltà rupestre è incastonato, oltretutto, in un territorio che vanta un patrimonio archeologico e monumentale fra i più ricchi della regione. A pochi chilometri di distanza, si trova il sito degli scavi di Egnazia, antica città greca della Puglia, costruita dai Messapi lungo il mare, centro di produzione di ceramiche decorate fin dal IV e III secolo avanti Cristo. E gli storici ritengono che furono proprio le scorrerie dei Saraceni a costringere i suoi abitanti a rifugiarsi nell' entroterra, fondando Fasano e Monopoli. In sfregio alla storia e all' ambiente, però, a breve distanza da Egnazia l' industria delle vacanze e del "divertimentificio" estivo vuole aprire sulla litoranea provinciale Savelletri-Capitolo un altro parco, questa volta acquatico, un eco-mostro denominato Acquapark: giochi, scivoli e piscine per un pubblico "fracassone" di adulti e bambini. Al di là degli interessi contrapposti degli imprenditori turistici della zona, c' è una contraddizione stridente fra la "vocazione" storica dell' area intorno all' insediamento archeologico di Egnazia e iniziative estemporanee di questo genere, puramente stagionali, limitate ai due o tre mesi dell' estate. E sorprende perciò che il Comune di Monopoli non abbia affrontato il problema, se non altro per non aggravare ulteriormente una viabilità locale già congestionata; ma ancor più stupisce che finora né l' assessorato regionale all' Ambiente né tantomeno la Sovrintendenza ai Beni culturali siano intervenuti per prevenire eventuali danni al territorio circostante.