Il sito archeologico non si vede più. Le erbacce e le sterpaglie alte un metro nascondono la visuale che dal promontorio si distende verso il golfo di Portoferraio. Siamo alla Villa Romana delle Grotte, antico gioiello del I secolo a.C., meta turistica di Portoferraio e rara testimonianza, assieme alla villa della Linguella, del passato romano dell'isola d'Elba. Sulla provinciale di San Giovanni il cartello indica ancora l'ingresso al sito archeologico, ormai abbandonato al degrado. Sul sito del Comune (sezione luoghi di interesse), la Villa risulta aperta tutti i giorni da Pasqua al 30 settembre. E invece le file di turisti sono solo un ricordo di parecchi anni fa: ora il casottino della biglietteria se ne sta alle spalle di un cancello chiuso. Nel piazzale deserto ci sono ancora i pannelli esplicativi, attaccati in modo desolante dalla vegetazione. È come se una coltre di abbandono avesse allontanato di alcuni chilometri la Villa Romana, spinta dentro il campo di erbacce e sterpaglie. Le fondamenta della villa spuntano tra le erbacce cresciute senza una logica; il gioiello romano c'è ancora, ma è come se fosse sepolto dall'incuria. Sito chiuso. Dal 1994 la Villa Romana delle Grotte è stata rilevata dalla Fondazione Villa Romana, che fa capo a Marcello Pacini, ex sindaco di Portoferraio, per anni direttore della Fondazione Agnelli ed ex deputato Pdl. La fondazione rilevò il sito facendosi carico della sua salvaguardia. «In questi anni la villa veniva aperta racconta Antonella Giuzio, assessore alla cultura del Comune di Portoferraio d'estate ospitava le "Notti dell'Archeologia". Ma da due anni a questa parte la struttura è rimasta chiusa, nonostante i nostri tentativi di riprendere i rapporti con la proprietà». Una proprietà che, è bene precisare, non è obbligata a tenere aperto il sito, ma è tenuta a garantirne la tutela, in basa all'accordo siglato anni fa con la Soprintendenza. Il risultato, però, è sotto gli occhi di tutti: il bene di proprietà privata, ma di interesse pubblico, è chiuso da tempo. E in stato di abbandono. Rapporti logori. L'amministrazione comunale sta preparando una lettera da inviare alla Soprintendenza dei beni archeologici di Pisa. «Dopo che, informalmente, abbiamo provato a riallacciare i rapporti con la proprietà, senza risultati spiega l'assessore Giuzio ci siamo decisi a muoverci in modo formale, chiedendo un incontro urgente tra Soprintendenza, Comune e proprietà. In questo modo, chiunque decida di non partecipare all'incontro se ne assumerà le responsabilità. Il Comune vuole valorizzare un bene così importante, ma non può farlo senza un protocollo di intesa sottoscritto con la proprietà. È chiaro che stiamo andando oltre il buonsenso». Lo stallo. Difficilmente, però, la richiesta di incontro alla Soprintendenza spianerà la strada alla soluzione del problema. A rimarcarlo è la stessa proprietà, che non nasconde i rapporti complicati con l'amministrazione comunale. «Vedere la Villa in queste condizioni è una sconfitta anche per me spiega Marcello Pacini quando nel '94 abbiamo rilevato il sito l'unico obiettivo era salvaguardare e valorizzare il bene per metterlo a disposizione dei portoferraiesi». Pacini è un collezionista e, di recente, ha donato preziosi reperti e libri, in comodato d'uso gratuito, ai musei napoleonici. Per la Villa delle Grotte, invece, il percorso si è fatto più complicato. «Abbiamo perso il partner economico di riferimento, ovvero la Cassa di Risparmi di Firenze che ogni anno contribuiva alla spese per il mantenimento del sito spiega Pacini ma il vero problema è un altro. Satavmo valutando l'idea di dare in comodato d'uso gratuito la Villa alla Pro Loco di Portoferraio. Ma quando si fa un atto di generosità non può venire a mancare il rapporto di fiducia con il proprio interlocutore». Il riferimento è all'amministrazione comunale, con cui Pacini ha interrotto i rapporti per gli sviluppi di una questione urbanistica che non aveva niente a che fare con la Villa Romana. «Nel 2010 ho contattato il sindaco a cui ho chiesto delle spiegazioni su una questione specifica, mi è stato detto che il problema sarebbe stato risolto racconta Pacini poi non se ne è fatto di niente e l'iter urbanistico che contestavo è andato avanti lo stesso». Lo scontro personale ha coinvolto, purtroppo, anche la villa che, secondo il racconto di Pacini, ha pagato per gli screzi tra la proprietà e il Comune. Ma a farne le spese sono, purtroppo, i cittadini. «Il coinvolgimento della Soprintendenza non servirà fa presente Pacini sono il primo a volere la riapertura, ma per farlo è necessario che il Comune renda trasparente la situazione e, se ci sono stati errori, qualcuno chieda scusa pubblicamente».