Sopravvive a Napoli una specie pressoché estinta. E' quella del libraio editore. Si tratta di un commerciante che la passione per ciò che vende trasforma appunto in editore. Ma non abbandona l'attività di libraio, per il piacere di conservare un rapporto diretto, quotidiano, con il lettore. E' una figura che nel nostro Paese cominciò a estinguersi nella seconda metà dell'Ottocento. Tuttavia a Napoli - come si è detto - resiste e si riproduce, soprattutto nelle vie e nei vicoli della città vecchia, dove il commercio del libro viene esercitato in tutte le sue declinazioni: nei banchetti per la strada che espongono fumetti e libri usati, come in antiche e fascinose librerie antiquarie. Nel Gotha dei librai editori il posto d'onore spetta senz'altro ai Guida. La libreria Guida, riconosciuta come monumento nazionale dal Ministero dei Beni culturali, è in via Port'Alba. a due passi da uno degli accessi alla città greco-romana. Nel 1920 Alfredo Guida aprì una botteguccia al numero 20. in un palazzo del Seicento. Ora il negozio occupa cinque piani e dal 20 s'è esteso fino al civico 23. Dopo aver consolidato ed esteso l'attività commerciale, nel 1930 Alfredo fece il gran salto, diventò editore. Di saggistica: storia, critica letteraria, storia della letteratura, giurisprudenza, teatro. «Ma dovette fermarsi durante il fascismo, dal quale ebbe qualche fastidio. La libreria - ricorda il figlio Mario - era infatti diventata ritrovo di antifascisti. Inoltre mio padre importava clandestinamente testi proibiti e li diffondeva sostituendone le copertine con quelle di innocui romanzi». La casa editrice venne rilanciata da Mario negli anni Sessanta, che chiamò a dirigere le collane personaggi come Girolamo Arnaldi, Barberi Squarotti, Firpo, Galasso, Davico, Bonino, Sanguineti, Vattimo. Realizzò sofisticate riviste culturali, dette forte impulso agli incontri e alle mostre. La "saletta rossa" della libreria ha accolto buona parte dei protagonisti dell'arte, della narrativa, della poesia, del pensiero e dell'editoria della seconda metà del Novecento. Oggi Mario, affiancato dal nipote Diego, da una modesta stanza in via Port'Alba governa una casa ed itrice (Alfredo Guida editore) che pubblica 70-80 titoli l'anno (filosofia, storia, storia delle idee, psicologia, critica letteraria) e una catena di dodici librerie, tutte in Campania, sette delle quali gestite direttamente e cinque in "franchising". Ma ciò che sembra più dargli piacere sono, in questi ultimi tempi, le iniziative di promozione della lettura che svolge nelle scuole di Napoli e del resto della regione. Sorretto dalla speranza di trasmettere a tanti ragazzi la passione che ha nel sangue. Ereditaria è anche la passione di Edgar Colonnese, che con la madre Maria e il fratello Vladimiro si occupa della libreria e della casa editrice fondate rispettivamente nel 1965 e nel 1967 dal padre Gaetano, scomparso un anno fa. Una figura mitica della cultura partenopea. La libreria Colonnese è in via San Pietro a Majella, sotto al Conservatorio, che è proprietario delle mura e da qualche tempo manifesta la volontà di rientrarne in possesso. Il minacciato sfratto ha suscitato - e suscita - la legittima indignazione di molti intellettuali in ogni parte d'Italia. La casa editrice nelle sue pubblicazioni (una quindicina l'anno) non segue direttrici rigidamente preordinate, ma «tematiche istintive e varie», spiega Edgar Colonnese citando il padre. «Lui - aggiunge - riteneva che la sua missione di editore fosse quella di diffondere le idee in cui credeva, puntando a un mercato di riferimento di un migliaio di persone». Ciò nonostante, gli capitò di azzeccare qualche best-seller, come - nel 1978 - le poesie di Totò dedicate a Franca Faldini, che vendettero 50.000 copie. Tullio Pironti, esuberante personaggio dell'editoria napoletana, vanta radici antiche nel mestiere di libraio: «La mia famiglia - dice - svolgeva questa attività fin dal 1799». Lui, però, ha avuto qualche resistenza ad abbracciarla. Da ragazzo preferì dedicarsi alla boxe finché un terribile ko non concluse la sua promettente camera di pugile, rimettendolo sui binari della tradizione familiare. Nel 1972, con un libro sul tragico assalto dei fedayn alle Olimpiadi di Monaco, diventò editore. «Inaugurai in Italia il genere dell'instant book», afferma con orgoglio. Ha pubblicato, fra gli altri, Don De Lillo, Carver, Mahfouz, la Pivano. Quest'ultima gli regalò nel 1987 la prefazione a Meno di zero di Bret Easton Ellis, titolo che si aggiudicò a un'asta nella quale riuscì a battere Mondadori. E Fernanda Pivano ha scritto anche la prefazione di Libri e cazzotti, autobiografia che uscirà ad aprile nella quale Pironti racconta la sua vita eccentrica. Un'azienda familiare è la Liguori, consolidata casa editrice che sforna più di 100 titoli l'anno. Il "core business" è rappresentato dai testi universitari, nel solco tracciato dai fondatori Amedeo, Giuseppe e Rolando Liguori, tre fratelli che nel 1946 aprirono una libreria in via Mezzocannone. La vicinanza all'Università Federico II creò un rapporto stretto con i docenti, dal quale prese avvio la pubblicazione di dispense e successivamente di libri. Liguori, Pironti, Colonnese e Guida seguono dunque un destino familiare. Ma, come si è detto, la figura del libraio editore continua a riprodursi. E' il caso di Raimondo Di Maio, titolare della Dante Descartes, una piccola libreria in via Mezzocannone, «Ho cominciato nel 1984 - racconta - senza soldi, inizialmente vendendo i libri che avevo a casa». Sedici anni fa diventa editore e crea collane e "collanine" (anche volumetti "in trentaduesimo", 7 centimetri per 5 e mezzo) che spaziano dalla letteratura alla filosofia alla storia ma che spesso vanno pure "fuori tema". E' la storia di Attilia Veneruso, che nel 1982 apre una libreria a Capri e nel 1989 pubblica Scrittori stranieri a Capri, primo di 150 titoli in catalogo. Con il marchio "La Conchiglia" propone soprattutto, in raffinate edizioni, testi su Capri di scrittori, viaggiatori, storici e intellettuali. Nel frattempo le librerie sono diventate quattro, tre nell'isola e una (recentemente aperta) a Roma, in via dei Pianellari. E' il caso di Attilio Wanderlingh (titolare di Intra Moenia) libraio, editore e animatore in piazza Bellini, a Napoli, di un caffè letterario. E di tanti altri. Li accomuna tutti un singolare atteggiamento. Raccontano allo stesso modo, con lo stesso entusiasmo, le "mazzate" e i successi, i best seller azzeccati e quelli falliti, i progetti svaniti e quelli realizzati. Ascoltandoli, si ha l'impressione che le loro storie con i libri siano come storie d'amore. Che si ama ricordare anche se ci hanno fatto soffrire.