Non solo buona parte dei costruttori dell'Aquila e del resto dell'Abruzzo. Ora anche progettisti e tecnici insorgono contro la Curia dell'Aquila per essere stati tagliati fuori dal vorticoso giro di incarichi ad affidamento diretto nell'ambito del grande affare della ricostruzione del vasto patrimonio ecclesiastico danneggiato dal sisma del 6 aprile 2009. Tutto questo a vantaggio di professionisti provenienti da altre regioni. La protesta non è venuta a galla ufficialmente, nel senso che gli ordini professionali non sono scesi in campo con note o interventi e, a quanto pare, con lettere indirizzate alla Curia. Come ha invece fatto l'Associazione nazionale costruttori edili della provincia dell'Aquila e dell'Abruzzo che, attraverso i due presidenti, Gianni Frattale e Antonio D'Intino, ha manifestato il disappunto di molti associati in una nota al vetriolo inviata all'arcivescovo dell'Aquila, monsignor Giuseppe Molinari. Nella lettera, portata alla luce da AbruzzoWeb, si accusano i vertici della Chiesa aquilana di boicottare le aziende locali e di preferire quelle forestiere, e si chiede maggiore chiarezza e trasparenza. IL RUOLO DEI TECNICI "VENUTI DA FUORI" Ma nonostante l'assenza di posizioni "pubbliche", il malumore tra i professionisti aquilani è palpabile e si riscontra in tanti discorsi "privati". Un esempio di questa preferenza "esterofila" nelle peraltro legittime dinamiche della Curia aquilana, che è un soggetto privato e quindi può affidare direttamente incarichi e lavori, sembrerebbe indicato nella società Tecnoart, proveniente dalle Marche, del geometra Marco De Carolis, i cui tecnici, insieme a tanti altri non aquilani, sono impegnati nel capoluogo fin dai tempi dell'emergenza. I VELENI DELLA CURIA In un quadro del genere, in seno alla Chiesa aquilana, già dilaniata dai veleni interni tra il gruppo legato all'arcivescovo Molinari, dimissionario per raggiunti limiti di età e prorogato dalla Santa Sede, e quello del vescovo ausiliare, monsignor Giovanni D'Ercole, arrivato dopo il sisma per dare una mano al titolare e ora, secondo quanto si è appreso, fuori gioco nella corsa alla successione, si respira un clima di grande nervosismo, irritazione e anche qualche imbarazzo. Tutto ciò da parte di un clero che, dopo l'era dell'arcivescovo monsignor Mario Peressin, predecessore dello stesso Molinari, torna a essere sotto accusa per apparire più interessata agli affari per la milionaria ricostruzione del vasto patrimonio che all'attività pastorale e alla cura delle anime. Un aspetto che assume una importanza ancora maggiore in un territorio messo in ginocchio da un sisma che ha seminato distruzione e morte nel quale gli ultimi, soprattutto gli anziani, sono sempre più isolati. PER IL DUOMO IN BALLO UNA DECINA DI DITTE Una prova del nervosismo sta nelle repliche della Curia, a nostro avviso curate non direttamente da monsignor Molinari, non certo in prima linea e forse anche all'oscuro di tante manovre azionate dal suo entourage: sia nel comunicato alla stampa, sia nelle missive fatte recapitare all'Ance, l'arcivescovo non ha risposto nel merito dei rilievi di Frattale definendo coloro che criticano "in malafede". La Curia non è entrata nello specifico del mega appalto privato per il vasto aggregato che comprende anche il Duomo dell'Aquila per il quale il consorzio Sant'Emidio, al cui interno la Chiesa aquilana ha la maggioranza assoluta, ha lanciato un avviso pubblico per la preselezione delle imprese pubblicato sul quotidiano Il Sole 24 Ore. Modalità contestate duramente dall'Ance, sia per lo strumento utilizzato, sia per i requisiti richiesti che avrebbero tagliato fuori le imprese aquilane che, secondo l'Associazione costruttori, sono all'altezza dei pur importanti lavori. A tale proposito, al bando scaduto lunedì scorso, del quale Frattale ha chiesto invano la revoca, hanno risposto oltre dieci aziende, secondo fonti vicine al consorzio Sant'Emidio: nel lotto ditte nazionali ma anche qualcuna dell'Aquila e di fuori "cratere" che si sono unite in raggruppamenti temporanei d'impresa. LE REPLICHE PICCATE AD ABRUZZOWEB Ma il siparietto più gustoso emerge dal trattamento particolare riservato dalla Chiesa aquilana ad AbruzzoWeb, al quale sono stati fatti recapitare ben due comunicati nei quali sono contenute forti, sentite e sdegnate smentite. Una nota, il cui arrivo è stato comunicato al nostro giornale per sms, dal "puntuale" portavoce don Claudio Tracanna (forse aspira a un ruolo nel Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali del Vaticano?), il quale quando qualcuno osa sollevare critiche sceglie con decisioni personali di non rispondere al telefono, non dando la possibilità a questo giornale di intervistare monsignor Molinari. L'altro, in risposta all'articolo della nostra tastata, è stato redatto (?) e vergato dall'avvocato Michele Conte, che lo ha inviato da uno studio associato di Brindisi. Forse la scelta di far scrivere da un legale con il quale peraltro abbiamo avuto una telefonata dai toni molto cordiali, è l'anticamera di una querela? Da quanto si legge nella prima parte del comunicato che leggerete in forma integrale, abbiamo il sospetto di sì: "l'articolo apparso sulla testata 'AbruzzoWeb' del 1 giugno u.s. dal titolo 'Ricostruzione, guerra Curia - imprese aquilane fuori da appalti privati' impone una doverosa replica volta a riportare un minimo di chiarezza in un quadro artatamente disegnato in maniera confusa e parziale, utilizzando una serie di elementi spesso non rispondenti al vero e in certi casi frutto di una immaginazione degna del migliore Dan Brown: peccato che, non trattandosi di un romanzo, la fantasia sfrenata si trasformi in accuse e illazioni ingiuste e immeritate, prive di fondamento, la cui approfondita trattazione, anche in ragione delle responsabilità da esse derivanti, è riservata ad altre sedi". Questo insomma lo vedremo. Quello che è certo è che la Curia che si rivolge a un avvocato di Brindisi con un avviatissimo studio a Roma, perché forse non si fida dei valenti componenti del foro aquilano, attraverso il suo legale impartisce lezioni di giornalismo al cronista di AbruzzoWeb e alla testata, non disdegnando nei vari passaggi anche accuse piuttosto pesanti in ossequio alla caritatevole comprensione della Chiesa universale. Nella nota si fa ironia al fatto che lo scontro sia arrivato in Vaticano, direttamente nelle mani di Papa Francesco, una circostanza che confermiamo. Sui veleni nella Curia aquilana, altro dato su cui si è fatta ironia, replichiamo che ogni giorno, parlando con i sacerdoti, anche per strada, i fedeli possono toccare con mano il clima di tensione e di scontro che si è instaurato tra le due fazioni. Ricordiamo che l'avvocato Conte fa parte della commissione consultiva, come afferma lui stesso della "Unità Diocesana di Ricostruzione, organismo meramente consultivo voluto dall'Arcivescovo Metropolita", che consiglia don Alessandro Benzi, fedelissimo di monsignor Molinari, vicario episcopale per i Beni culturali e in quanto tale deus ex machina nella gestione delle decine e decine di milioni di appalti diretti per al ricostruzione del patrimonio ecclesiastico, buona fetta del centro storico dell'Aquila. Della famosa commissione oltre all'avvocato Conte fanno parte il commercialista Gimede Gigante e l'architetto Marco Volpe che ha sostituito nella guida dell'organismo il signor Augusto Ippoliti che è diventato presidente del consorzio Sant'Emidio. LE DUE NOTE INTEGRALI LA LETTERA DELL'AVVOCATO CONTE L'articolo apparso sulla testata "AbruzzoWeb" del 1 giugno u.s. dal titolo "Ricostruzione, guerra Curia imprese aquilane fuori da appalti privati" impone una doverosa replica volta a riportare un minimo di chiarezza in un quadro artatamente disegnato in maniera confusa e parziale, utilizzando una serie di elementi spesso non rispondenti al vero e in certi casi frutto di una immaginazione degna del migliore Dan Brown: peccato che, non trattandosi di un romanzo, la fantasia sfrenata si trasformi in accuse e illazioni ingiuste e immeritate, prive di fondamento, la cui approfondita trattazione, anche in ragione delle responsabilità da esse derivanti, è riservata ad altre sedi. La brevità e la sintesi d'una replica consentono, infatti, solo alcune puntualizzazioni. Innanzitutto si disconosce completamente l'enigmatico "scontro tra Curia e imprese rimasto sotto traccia ed ora pronto a provocare conseguenze senza precedenti": sfuggono i riferimenti ad affidamenti per decine e decine di milioni di euro, avendo invece la Curia sì appaltato l'esecuzione di alcuni lavori di ristrutturazione e restauro su edifici di proprietà, ma per cifre ben più contenute, spesso non occupandosi direttamente dell'individuazione delle imprese esecutrici, ma restando meramente beneficiaria dell'intervento. La presunta volontà di escludere le imprese aquilane, poi, oltre ad essere un'accusa priva d'ogni fondamento è facilmente smentibile con i fatti: non più tardi di qualche settimana fa una società aquilana ha partecipato, con altre quattro, ad una gara e si è aggiudicata un intervento di importo superiore a un milione e mezzo di euro! Non sappiamo quante imprese effettivamente si riconoscano nelle accuse mosse alla Curia: certo è che innumerevoli altre, che in questi giorni hanno contattato l'Ing. Masci, responsabile dei lavori, comprese alcune prive dei requisiti richiesti, si sono complimentate per la trasparenza della procedura adottata, foriera di maggiore garanzia finanche rispetto alle previsioni di legge che consentirebbero la segnalazione diretta delle ditte. Insomma, la realtà è ribaltata rispetto a quanto descritto nell'articolo. Legittimo chiedersi dunque le ragioni vere della sollevazione dei vertici dell'ANCE, in particolare dei locali: la protesta sembra ricordare la nota favoletta di esopica memoria della volpe e dell'uva. Nondum matura est, nolo acerbam sumere! Lo si sottolinea: la procedura di pre-qualifica pubblicata è una maggiore garanzia di trasparenza e correttezza rispetto alla scelta delle imprese da invitare ed è stata attentamente redatta dai tecnici del Consorzio tenendo presente la tipologia dei lavori e le necessarie garanzie da prevedersi in un appalto di questa dimensione, in ossequio ad una logica di tutela, prima che della Curia, dell'intera Comunità Aquilana, a cui la Cattedrale in particolare affettivamente appartiene. Il Consorzio è un soggetto privato ma che gestisce soldi pubblici: l'utilizzo di essi deve quindi essere cauto e prudente, guidato dall'assoluto rispetto delle regole. In verità ci saremmo aspettati che proprio l'ANCE non solo condividesse questo modo di fare, ma che addirittura ne chiedesse l'estensione a tutti i Consorzi o almeno a quelli più rilevanti per dimensioni e caratteristiche d'intervento; invece, con rammarico, dobbiamo annotare sul taccuino di viaggio un' occasione persa. La difesa di interessi particolari, probabilmente, ha offuscato la visione della dirigenza locale dell'ANCE, rendendola piuttosto miope. La seconda parte dell'articolo suscita stati d'animo diversi: la rappresentazione oscilla dal tragico al comico. Sic! Le missive giunte non hanno suscitato irritazione, bensì delusione: lo si è detto poc'anzi. Proprio gli addetti ai lavori, dai quali ci si aspettava un apprezzamento per la scelta di pubblicare un bando aperto non solo a livello italiano, ma europeo riservano attacchi sorretti da scarsi contenuti, avvalendosi della stampa, "a difesa dell'orticello", in un'epoca in cui il confronto imprenditoriale è globalizzato. In ogni caso, sia S.E.R. Mons. Molinari che, a quanto ci consta, il Presidente Ippoliti, hanno prontamente riscontrato le lettere dell'ANCE. La notizia del "dossier" pervenuto addirittura nelle mani di S.S. Papa Francesco, priva di fonti, assume più i toni d'un velato avvertimento che di fatto realmente accaduto: del resto, se la notizia dovesse trovare conferma, saremo lieti che anche il Santo Padre sia edotto dei metodi trasparenti e partecipativi adottati. Vi è nel prosieguo un racconto confusionario che volontariamente affastella persone, fatti e atti in maniera discutibile e arbitraria. Si cita una fatidica "Commissione", si parla di "clan" legati a Mons. Molinari e a Mons. D'Ercole: siamo sicuri che il linguaggio utilizzato sia adeguato?! No comment! Il disinformato autore dell'articolo in premessa confonde il ruolo dell'Unità Diocesana di Ricostruzione, organismo meramente consultivo voluto dall'Arcivescovo Metropolita, con quello proprio del Consorzio, costituito da altri soggetti e con diverse prerogative; mescola gli "appalti privati" e l'indizione della gara per la qualificazione; cita a sproposito soggetti, come Don Luigi Maria Epicoco, che ricoprono incarichi del tutto avulsi dalle questioni trattate; fa riferimento ad una società che si sarebbe dovuta occupare di costruzioni (?!). Insomma, un minestrone indigesto preparato e servito al solo fine di propinare una visione calunniosa e diffamatoria, non corrispondente alla realtà, nascondendo l'impegno e la correttezza morale e professionale di molti dietro a illazioni e accuse prive di contenuti e di fonti: siamo sicuri che sia un esempio di vero giornalismo? Avv. Michele Conte IL COMUNICATO DELL'ARCIDIOCESI In considerazione degli articoli apparsi su varie testate giornalistiche negli ultimi giorni in relazione al tema in oggetto, si intende chiarire quanto segue. La Curia non intende affatto escludere le imprese locali e non vi è alcuna guerra in atto con esse: è giunta qualche giorno fa una missiva del locale Presidente dell'ANCE con la quale si chiedeva un intervento di S.E.R. Mons. Giuseppe Molinari affinchè il Consorzio Sant'Emidio rivedesse alcuni punti del bando pubblicato, al fine di consentire la partecipazione alla gara ad imprese prive dei requisiti richiesti. Interessati, anche direttamente dall'ANCE con altra missiva, il Presidente Ippoliti e il responsabile dei lavori Ing. Masci spiegavano che il testo del bando è stato redatto considerando la particolare tipologia di lavori da eseguirsi nonché le qualità tecniche e finanziarie che l'aggiudicatario deve possedere a garanzia dell'esatta esecuzione delle opere. Si ricorda che la gara è stata bandita per permettere, nella massima trasparenza, ad imprese sia italiane che europee di parteciparvi: la selezione diretta senza prequalifica, pur consentita dalla legge e modus operandi normale dei vari consorzi obbligatori, non è stata reputata garanzia sufficiente in ragione degli importi in gioco nonché della provenienza dei fondi (pubblici). La peculiare importanza, non solo da un punto di vista artistico ma religioso e sociale, che la ricostruzione degli immobili ricadenti nell'aggregato edilizio di Piazza Duomo rappresenta, richiede infatti una più che mai attenta scelta dell'operatore economico aggiudicatario: le procedure d'individuazione devono quindi essere trasparenti a rigorose.
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7 Giugno 2013
L'AQUILA -Ricostruzione: Guerra Curia-Imprese, anche i tecnici contestano ostracismo
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Berardino Santilli
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