MILANO «Sono sereno perché in questa vicenda mi sento in pace con me stesso». Con queste parole ieri il maestro Riccardo Muti per la prima volta ha rotto il silenzio sul caso Scala. Solo poche frasi. Che ha pronunciato al termine dell'audizione finale tra due giovani concertisti, Lorenzo Bonoldi e Andrea Benelli, che ieri si sono contesi il posto del celebre organista dell'orchestra della Scala Francesco Catena, ora in pensione. Un posto da riempire nello stesso organico del Piermarini, che una settimana fa ha sfiduciato il suo direttore musicale, oltre ad aver chiesto la testa del neo sovrintendente Mauro Meli. Da allora Muti ha scelto il silenzio, per immergersi totalmente nella musica. Anche se non ha mai smesso di pensare alla sua orchestra. E la sua uscita di ieri ne è la prova, oltre ad essere la migliore smentita alle voci che lo volevano già dimissionario. In sostanza, mentre mori tutti ancora urlano, il Maestro ha preferito lanciare indirettamente un messaggio di pace. E proprio nel giorno in cui è iniziata la difficile mediazione del prefetto di Milano Bruno Ferrante con i lavoratori del teatro. «Ho la coscienza a posto. E mi auguro che quanto sta accadendo in teatro si risolva al più presto. E soprattutto che si rasserenino gli animi». Come dire: alle polemiche io preferisco il linguaggio della musica. Muti non lo dice apertamente, ma con un'espressione quasi ironica sembra suggerire a chi ha evocato in questi giorni la rivolta dei musicisti del film «Prova d'orchestra», il finale di un altro capolavoro di Federico Fellini: «La voce della Luna». Quando l'alter ego del regista, Gonnella, interpretato da Paolo Villaggio, dice: «Se tutti facessero un po' di silenzio, forse qualcosa potremmo capire». Ma il teatro deve andare avanti. E così il direttore musicale della Scala ieri pomeriggio era al suo posto. Alla guida della commissione che ha assegnato il nuovo posto di organista nell'orchestra scaligera a Lorenzo Bonoldi, che ha battuto il suo concorrente per 9,50 a 9, al termine di una dura selezione, iniziata un anno fa con ben trenta pretendenti. Nella chiesa di San Vincenzo in Prato, nel cuore di Milano, Muti non si è distratto un attimo durante l'esecuzione del Trio, dell'Adagio e della Passacaglia di Johann Sebastian Bach, tutti brani obbligatori per i due giovani concorrenti. Con gli occhi chiusi e la testa stretta tra le mani sembrava quasi in trance. Nelle pause, sfogliava con attenzione i curriculum dei concorrenti. «Che cosa portano come autore contemporaneo?» - ha domandato a un altro giurato. «Tutti e due Olivier Messiaen». Ha più volte chiesto di interrompere l'esecuzione anche quando l'audizione si è trasferita nel piccolo auditoriurn di via Ariberto per la prova al pianoforte e al clavicembalo. Dalla penultima fila, la R, non si è perso una nota di Domenico Scarlatti, dello Scriabin interpretato da Benelli e della sonata «Aurora» di Beethoven suonata da Bonoldi. Poi è andato via di corsa sulla Bmw d'ordinanza della Scala. Non senza essersela presa con una fotografa che lo ha immortalato: «Come ha saputo che ero qui? Questo è un appuntamento privato». Poi, rassegnato ha allargato braccia tradendo un sorriso: «Spero non comincino a pedinarmi».