FORTUNA vuole che un anno fa, quando l'Emilia fu travolta dal terremoto, la grande pala con «L'adorazione dei pastori » di Giovan Battista Ramenghi, meglio noto come Bagnacavallo junior, non fosse alla Pinacoteca di Cento ma nelle più sicure mani della restauratrice Marisa Caprara, a Bologna, sottoposto ad un intervento di pulitura e consolidamento. Oggi il dipinto è tornato all'antico splendore, il museo è ancora inagibile e così sarà conservato temporaneamente alla Pinacoteca bolognese di via Belle Arti 56. Il pubblico potrà vederlo da questo pomeriggio, alle 18, quando sarà presentato in un incontro col soprintendente Luigi Ficacci e il sindaco di Cento Piero Lodi. A spiegare la storia e il significato del dipinto Elena Rossoni, funzionaria della soprintendenza, in dialogo con Fausto Gozzi, Marisa Caprara e Diego Cauzzi. La cronaca racconta che la tavola fu realizzata per l'Oratorio di Santa Maria di Cento, sede della "Societas devotorum" dei battuti, nei primi decenni del Cinquecento. Si sa che nel 1537 Giovanni Battista Ramenghi era già all'opera nel cantiere di Fontainebleau, grazie forse alla fama che questo prezioso dipinto gli aveva regalato. Un'opera giovanile che gli studiosi giudicano di elevata fattura, tanto che una parte della critica la attribuiva al fiammingo Pieter de Kempeneer. Invece proprio questo ultimo restauro, che ha eliminato successive ridipinture, sembrerebbe confermare il nome del Bagnacavallo junior, sottolineando con maggior forza le analogie con altri dipinti dello stesso autore e in particolare col cartone conservato nelle Collezioni Comunali d'arte e con altri disegni preparatori ad Amburgo e Budapest. Ma un ulteriore confronto si può già compiere in Pinacoteca perché «L'adorazione » sarà collocata a fianco di altre opere dell'artista: lo «Sposalizio mistico di Santa Caterina» e la «Sacra conversazione». Il dipinto è stato restaurato tra il 2009 e il 2011 grazie ai finanziamenti di Comune di Cento, Amici della Pinacoteca di Cento, Fondazione Cassa di Risparmio di Cento e privati.