Aperta nella casa museo di Arezzo una mostra di documenti del pittore La Sala della Virtù nella casa museo di Giorgio Vasari ad Arezzo Arezzo. A casa Vasari, museo di se stessa con le stanze affrescate dallo stesso pittore tra il 1542 e il 1568, si è aperta il 2 giugno (fino all'8 agosto) una piccola mostra organizzata dalla Soprintendenza archivistica della Toscana e da quella per i beni architettonici di Arezzo: «Giorgio Vasari, la casa, le carte, il teatro della memoria». L'evento è importante soprattutto perché segna una tregua, forse una pace, tra lo Stato e i lontani eredi del pittore, i fratelli Festari, proprietari dell'importante archivio che dal 1994 il Ministero ha legato alla dimora-museo aretina di Vasari con uno stretto vincolo pertinenziale. Dopo anni di improbabili vendite, vere o fittizie, mai realizzate, di prove di forza destinate ai media, di tentativi falliti per costringere il Mibac all'acquisto ma anche di veti e denunce dei proprietari che hanno dato il via a vicende giudiziarie non ancora concluse, finalmente un accordo: così alcuni importanti documenti dell'archivio Vasari possono uscire dall'armadio blindato che li custodisce e vengono esposti con l'assenso dei fratelli Festari. Tra i documenti in mostra, quelli che testimoniano del rapporto privilegiato di Vasari con Cosimo I de' Medici, suo principale committente, dell'amicizia con Pietro Aretino, con Michelangelo e altri grandi intellettuali dell'epoca. Per la prima volta è visibile anche il minuzioso, stringente testamento olografo di Vasari (1568), conservato nell'Archivio di Stato di Firenze, nel quale si stabiliscono condizioni e destinatari dell'eredità dei beni, compresa la casa di Arezzo costruita e affrescata dallo stesso Vasari con intenti autocelebrativi. Tra le cose più preziose, l'archivio: alla casa e ai documenti che conteneva il pittore ha affidato la sua memoria e la sua storia personale e familiare.