UN TESORO INESTIMABILE DA TUTELARE PER FAVORIRE L'AUMENTO DEI TURISTI NELLA REGIONE Alla morte del grande imperatore Vespasiano, avvenuta il 23 giugno del 79, suo figlio Tito eredita un impero florido, dinamico e pacificato. Di animo gentile, il nuovo imperatore si appresta a calcare le orme paterne nella tutela della pace sociale e militare, desideroso di vedere il suo popolo crescere e prosperare. Non immagina che di lì a poco, su una zona dell'impero, si abbatterà una immane tragedia che avrà risonanza perpetua nei secoli a venire. La storia dell'eruzione del Vesuvio del 79 è giunta sino a noi grazie alla descrizione che Plinio il Giovane ne fa quando, molti anni dopo, lo storico Tacito gli chiede di raccontargli della morte dello zio e degli accadimenti di quei giorni. È soprattutto la cenere mista ad altro materiale lavico ad aver sepolto per alcuni metri i centri abitati tranne quello di Ercolano che, diversamente dagli altri, viene sommersa per circa 20 metri da fango incandescente. Stabia sarà in parte ricostruita, ma dell'ubicazione di Pompei ed Ercolano si perderà memoria. Dovranno passare ben 1500 anni perché, fra il 1594 ed il 1600, nel corso dei lavori per la realizzazione di un canale irriguo fra il fiume Sarno e Torre Annunziata, vengano rinvenuti alcuni reperti e monete, ma questo ritrovamento rimane solo una traccia per i posteri in quanto non vengono avviate altre ricerche e l'eruzione del 1631 provvede a ricoprire nuovamente il tutto. Bisognerà attendere circa un altro secolo affinché, durante lo scavo di un pozzo nelle campagne di Resina, si rinvengano nuovi reperti alla profondità di otto metri; siamo nel 1713 e finalmente, grazie prima al duca Emanuele Maurizio d'Elboeuf e poi a Carlo III di Borbone, hanno inizio scavi regolari che portano alla luce molti reperti di grande interesse fino ad una iscrizione su una lastra di marmo dalla quale si desume con certezza che quegli insediamenti sono l'antica Ercolano. Altrettanto casuale è la scoperta di Pompei, dovuta ad un contadino che, nel dissodare il suo terreno, nel 1748, si accorge che pochi metri lì sotto c'è tutto un mondo da portare alla luce. L'indicibile tragedia, per quanto immensa, ha tuttavia creato le condizioni affinché giungesse fino a noi, dopo 2000 anni, uno spaccato autentico ed inviolato della vita dell'epoca, dalle più semplici abitudini quotidiane delle persone all'organizzazione sociale, all'architettura e all'arte. Quello che oggi sappiamo della pittura romana fra il II secolo a.C. ed il 79 lo si è appreso proprio grazie agli scavi di Pompei ed Ercolano se si eccettua qualche sporadica testimonianza a Roma che ci hanno consentito di conoscere la pittura decorativa romana dalle pareti affrescate delle case. Da tali studi si sono potuti individuare ben quattro "stili pompeiani", riferiti alle epoche di appartenenza: il primo va dal 150 a.C. fino all' 80 a. C.; il secondo dall'80 a.C. alla fine del I secolo a.C.; il terzo giunge fino all'epoca di Claudio (41-54) ed il quarto riguarda l'età neroniana. Gli ultimi due sono particolarmente importanti perché, trattandosi spesso di riproduzioni di grandi opere pittoriche greche andate perdute, ci hanno consentito di approfondire anche la conoscenza della pittura ellenica. Lo stesso discorso vale per l'arte decorativa a mosaico, testimoniata in particolare dal mosaico di Alessandro, nella casa del Fauno di Pompei, ma anche da insegne di negozi, da superfici pavimentali e dagli usi più diversi, come ad esempio l'avvertenza "cave canem", sempre a Pompei. Di grande interesse sono altresì gli edifici e gli spazi pubblici rinvenuti, come il Foro, il tempio di Giove e della Triade Capitolina, l'edificio degli edili, la basilica per l'amministrazione della giustizia, il tempio di Apollo, il mercato coperto, il larario pubblico, il tempio di Vespasiano, l'edificio di Eumachia, il Comintium per l'elezione dei magistrati, l'arco di Druso, nonché le numerose case e ville private, quali la villa dei Misteri, villa di Diomede, una grossa azienda agricola, la casa dei Vetti, la casa del Fauno, la casa degli Amorini dorati, la casa dei Dioscuri, la casa del Poeta tragico, la casa di Elpidio Rufo, importante per i suoi dipinti, la casa del Menandro. L'imperatore Tito durerà in carica soltanto 27 mesi per la sua prematura scomparsa avvenuta a soli 42 anni. In tale breve frangente si distingue e si fa benvolere per la generosità e capacità di comprensione delle esigenze del popolo. Si trova a fronteggiare le due grandi calamità dell'eruzione del Vesuvio e, l'anno successivo, di un gigantesco incendio a Roma. Egli si recherà ben due volte a Pompei partecipando anche con proprie risorse ai pochi interventi possibili in favore della popolazione colpita. Gravemente danneggiato dalle piogge torrenziali del 2010 e del 2011 e dai continui furti, il sito archeologico di Pompei è oggi oggetto di restauro. La Commissione europea ha stanziato 41,8 milioni di euro per risanare gli scavi, ma anche per migliorare l'attrattività del sito, con un aumento dei visitatori e potenziali ricadute economiche per tutta la regione. Il cantiere per la riqualificazione degli scavi vuole restituire a Pompei l'immagine di tesoro inestimabile, da conservare con massima cura e valorizzare con lungimiranza. L'opera di restauro - necessaria non solo per l'Italia, ma per l'intero patrimonio storico europeo non ha solo l'obiettivo di risanare i sistemi di canalizzazione e drenaggio dell'area, ma anche quello di accrescere la formazione del personale della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei. Un'iniziativa che avrà un impatto certamente positivo sul turismo e sull'economia della zona.
SITO ARCHEOLOGICO - Pompei, al via il cantiere per la riqualificazione degli scavi
L'eruzione del Vesuvio del 79 ha sepolto i centri abitati di Pompei e Ercolano sotto una spessa cenere e fango, creando un tesoro archeologico inestimabile. La storia dell'eruzione è stata raccontata da Plinio il Giovane e da Tacito, che descrivono la tragedia e la morte di molti abitanti. Dopo 1500 anni, i reperti furono ritrovati durante i lavori per la costruzione di un canale irriguo, ma non furono esplorati ulteriormente. Fu solo nel 1713 che gli scavi regolari iniziarono, grazie al duca Emanuele Maurizio d'Elboeuf e Carlo III di Borbone.
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