Mercoledì 5 Giugno, 2013ROMA RIPRODUZIONE RISERVATA IL PATRIMONIO DISSIPATO di ANDREA CARANDINI Crescere, ma come? Con «usa e getta» o con «qualità»? Nel 1981 i servizi hanno superato l'industria, aprendo una nuova era in Italia, che i politici ancora ignorano. Al contrario della manifattura, il lavoro in serie è pessimo nei servizi. Di qui l'importanza della cultura nell'economia post-industriale, che dà valore ad autonomia, competenza e creatività. Oggi il terziario nella Capitale raggiunge l'88 per cento, ma punta ancora sulla «quantità». Nel 2012 la città ha accolto 15 milioni di visitatori, che si sono trattenuti solo due o tre giorni: è il «mordi e fuggi». Il 97 per cento visitano 6 siti o musei su 70! Masse umane sono sospinte in viaggi di consumo, che non sviluppano il sapere. Tra il 2008 e il 2012 i turisti sono cresciuti del 20 per cento, ma con un aumento di ricchezza del solo 5 per cento. Infatti la rendita è ricchezza per pochi e dà poche opportunità di lavoro. La disoccupazione giovanile è al 36 per cento. Svendiamo il patrimonio universale di Roma, che per di più si degrada, per cui va in rovina la ragione per la quale gli stranieri la raggiungono. Il centro storico, svuotato di cittadini, è abbandonato alla massa turistica. Evidente è il declino, dovuto al prevalere di relazioni clientelari, in cui l'appartenenza al patrono prevale sul merito. Ma la quantità non determina la qualità, l'accumulo di denaro non crea opportunità e il numero delle relazioni non produce amicizie. Insomma, il consumo non rende più colti (Benini-De Nardis, Capitale senza capitale). Il patrimonio archeologico, in particolare, è privo di narrazioni e ricostruzioni. Il museo della città dietro Santa Maria in Cosmedin, ideato da Veltroni, non ha fatto passi avanti: sarebbe un luogo per conoscere, che compenserebbe la transumanza. E il museo della storia d'Italia non potrebbe trovare a Roma il suo luogo ideale, magari nel Palazzo del Quirinale? I musei esistenti hanno nomi oscuri: Palazzo Altemps, ecc. I Fori Imperiali sono ancora ostruiti dal moncone di via Alessandrina; troppi muretti di varia epoca rendono l'insieme incomprensibile; i bordi sono orripilanti; mancano passaggi per collegare le diverse aree. Ridurre o abolire il traffico in via dei Fori va bene, ma non basta. Al Colosseo, sul cui restauro continuano a pullulare notizie inesatte, occorrerebbe un museo nell'anello superiore. Al Foro e al Palatino urgono didascalie accompagnate da grafici, mentre nella Curia Piero Angela potrebbe inscenare spettacoli topografici e architettonici straordinari. Il secondo peristilio della casa di Ottaviano verrà scavato e restaurato? La Domus Aurea, chiusa, quando sarà liberata dalla terra del sovrastante giardino, che l'infradicia? E l'abusato Circo Massimo resterà nella squallida condizione attuale? Ho constatato in Inghilterra la cura estrema che il National Trust riserva ai visitatori, che vengono a un tempo educati e intrattenuti - è la valorizzazione! Essi vengono prima delle cose, anche perché sono essi a garantirne la tutela. Basterebbe essere umili e imitare. RIPRODUZIONE RISERVATA