ARACCONTARLA, l'ennesima storia italiana di burocrazia impazzita, si stenta a credere che sia tutto vero. E che, soprattutto, di mezzo ci sia la memoria fotografica di un pezzo del Mezzogiorno e della terza città d'Italia, conservata nell'Archivio fotografico Parisio sotto i porticati di piazza del Plebiscito. Una raccolta straordinaria, ospitata da quasi novant'anni nello studio che Giulio Parisio aprì nel 1926, e che custodisce un milione di negativi su diversi supporti e formati, un importante patrimonio visivo che costituisce un archivio fra i più compatti e omogenei disponibili nel Sud dell'Italia. L'ARCHIVIO documenta l'evoluzione della storia sociale, culturale e urbana della città e della Campania. Roba da far scattare in qualsiasi altra parte del mondo una gara per inventarsi iniziative e attività per far conoscere ad abitanti e turisti l'immagine di una città attraverso tutto l'arco del Novecento. E che invece vede lo Stato (il Fec, Fondo edifici di culto del ministero dell'Interno) a giudizio contro lo Stato (il ministero per i Beni culturali) e il fotografo napoletano (Stefano Fittipaldi) che nel 1995 salvò l'integrità della collezione e impedì che finisse fuori città. Un'incredibile vicenda giudiziaria che impedisce all'Archivio Parisio di svolgere fino in fondo il proprio ruolo, legando mani e piedi il custode dell'immenso patrimonio fatto di vetrini fotografici e negativi: il Fec gli ha chiesto canoni arretrati per oltre 200 mila euro, la soprintendenza regionale dei beni culturali ha vincolato foto e locali, Fittipaldi ha proposto di lasciare piazza del Plebiscito e spostare tutto in altra sede per non dover pagare il fitto, ma non può perché l'Archivio Parisio è inamovibile. In mezzo, un conflitto dello Stato contro lo Stato: da un lato, il ministero dei Beni culturali che ha emesso due provvedimenti di vincolo, uno del 1998 e uno del 2002, dall'altro il ministero dell'Interno che tramite il Fec si dice proprietario della bottega, posizione contestata dal ministero dei Beni culturali che rivendica al ramo artistico storico del demanio gli stessi locali. In pratica il fotografo, per rimanere nello studio del porticato San Francesco di Paola dal quale non può andare via (l'archivio è vincolato), dovrebbe pagare lo Stato, lo stesso Stato che gli impone il vincolo su lastre e fotografie e di mantenere insieme materiali e studio d'artista. Stefano Fittipaldi avrebbe anche potuto liberare i locali, ma comunque non può, non ha scelta. Ma allo stesso tempo non vuole rinunciare a una passione e a valorizzare un patrimonio, l'Archivio Parisio, per il quale ha investito beni e risorse quando nel 1995 lo rilevò da Fabrizio Parisio, l'ultimo rappresentante della famiglia di fotografi napoletani. Il capostipite, Giulio Parisio, nato nel 1891, spaziò dalla fotografia di paesaggio alla sperimentazione futurista, dalla ricerca antropologica e di costume alla foto di industria, dal ritratto d'arte alla pubblicità. Un vero pioniere, insomma, che in quell'atelier di piazza Plebiscito costituì un ambiente raffinato ed elegante, a metà strada tra lo studio fotografico e il cenacolo culturale. Anni dopo l'acquisizione si scoprì che il contratto di fitto era scaduto nel 1993 e non era stato rinnovato dagli eredi Parisio, per cui Stefano Fittipaldi si ritrovò occupante senza titolo almeno fino al 2000, quando scattarono gli effetti del vincolo apposto dalla soprintendenza regionale. Da quel momento il contenuto (l'archivio e le suppellettili) e il contenitore (i locali del porticato) sono legati, la sede dichiarata «di interesse particolarmente importante». Le botteghe del porticato erano di proprietà dei Borbone, poi dei Savoia e infine dello Stato. Dopo il Concordato furono affidate al Fondo edifici di culto. «Non chiedo soldi si schermisce Fittipaldi ma una collaborazione con le istituzioni per salvare un patrimonio che è della città». «Io penso prosegue che siamo di fronte non a un fitto di locali, ma a una concessione: io gestisco un archivio vincolato in locali vincolati, né se vado via io i locali potranno essere destinati o fittati ad altri, perché il fondo fotografico è inamovibile ». E mentre l'Archivio Parisio ha in corso la campagna per il 5 per mille, l'attenzione è ora concentrata sulla decisione del giudice della nona sezione civile del tribunale di Napoli, Diana Rotondaro. Manca infatti solo la sentenza nel processo avviato nel 2008 dal ministero dell'Interno contro Stefano Fittipaldi per il pagamento dei canoni dei locali del Plebiscito, con un'altra singolarità: uno stesso legale dell'Avvocatura dello Stato difende sia il ministero dei Beni culturali ("reo" di aver vincolato l'archivio secondo il Fec) sia il ministero dell'Interno. L'avvocato si sarebbe trovato a dover contestare il dicastero dei Beni culturali da avvocato del Viminale e a contestare il ministero dell'Interno da difensore della soprintendenza.