La Finanziaria impedisce l'ingresso in ruolo di nuovi dipendenti pubblici. Previste poche deroghe: a decidere sarà il Consiglio dei ministri Quasi tutte andranno a polizia e difesa, ma le altre amministrazioni protestano Polemica ai Beni culturali; usare le vecchie graduatorie o favorire i precari? ROMA La prima notizia è che lo Stato ha bloccato le assunzioni per davvero. L'esperienza del 2002 ha dimostrato che una chiusura ermetica o quasi degli uffici pubblici ai nuovi dipendenti è possibile (anche se ovviamente gli uffici ne soffrono, eccomc ne soffrono). La seconda notizia è che, siccome per quest'anno la legge consente poche, pochissime assunzioni, le amministrazioni se le stanno contendendo. Il tira-tira è in pieno svolgimento. Nel corso del 2003 l'intera pubblica amministrazione italiana potrà assumere 8 mila o al massimo 8 mila e 500 persone. E' questo il numero di nuovi dipendenti che la cifra prevista dalla Finanziaria, 220 milioni di euro, consente di arruolare. Inizialmente il governo aveva previsto di utilizzare la deroga al blocco delle assunzioni soltanto per le esigenze della sicurezza e della difesa. In altre parole solo polizìa, forze armate, vigili del fuoco. Poi il Parlamento ha corretto il testo della Finanziaria, aggiungendo un lungo elenco di altre priorità: la ricerca scientifica, la giustizia, la tutèla dei beni culturali, il «rispetto degli impegni internazionali». Fra le priorità è stata inserita anche l'assunzione dei vincitori di concorsi già conclusi. Ora arriva il momento di decidere a chi vanno assegnati quegli 8 mila posti disponibili. E te richieste sono molte più di 8 mila. Come è inevitabile, visto che tutte le amministrazioni hanno alle spalle anni di assunzioni con il contagocce e poi un 2002 di blocco totale. Soltanto da polizia e forze armate sono arrivate richieste per 6.500 assunzioni. Che impiegherebbero circa il 90 per cento del fondo disponibile. E a tutti gli altri non resterebbero che pochi spiccioli. Ma gli altri non ci stanno. In genere questi problemi vengono risolti dai tecnici, i dirigenti dei ministeri. Stavolta però la soluzione non si trova, quindi l'onere di prendere una decisione toccherà ai politici. Dovrà essere il Consiglio dei ministri a scegliere le priorità più prioritarie. Il tema verrà discusso nelle prossime riunioni a Palazzo Chigi. Il primo passo sarà, verosimilmente, chiedere a polizia e difesa di rinunciare a una parte delle loro 6 mila 500 richieste. Soprattutto la polizia, che già può contare su altri mille nuovi agenti arruola-bili in virtù di un'altro articolo della Finanziaria, una norma dedicato ai controlli sull'immigrazione. Ci si aspetta dunque un gesto di buon senso da parte del ministro Pisanu. Tanto più che le assunzioni negate per quest'anno sarebbero semplicemente rinviate al 2004, quando terminerà i! blocco per tornare al sistema delle assunzioni "pianificate" (ovvero: si possono assumere un po' meno persone di quante vanno in pensione). Si sta inoltre valutando un espediente per allargare il numero delle assunzioni complessive. Il plafond previsto dalla Finanziaria resta quello, ma va considerato che una parte dei nuovi assunti sono già dipendenti dello Stato che verrebbero semplicemente promossi. Per esempio: nelle forze armate, molti dei nuovi posti in genere vengono occupati da militari che finora hanno avuto un grado inferiore. In casi del genere, è evidente, l'aumento di spesa sarebbe limitato. Questa valutazione può aiutare, fra l'altro, i vincitori del terzo corso-concorso della Scuola superiore della pubblica amministrazione. Si tratta di una novantina di giovani che hanno superato la prova d'ammissione e ora dovrebbero cominciare il loro biennio di formazione, per diventare infine dirigenti. Il blocco delle assunzioni ha messo in forse il loro cammino: l'ingresso di novanta neodirigenti nei ruoli dello Stato costerebbe quasi 3 milioni e mezzo di euro, dunque si mangerebbe da solo l'1,5 del fondo per le assunzioni. Ma in realtà il 90 di questi aspiranti capi ufficio sono già nell'organico di qualche amministrazione pubblica come funzionari, dunque il vero costo della loro promozione alla dirigenza sarebbe molto inferiore: meno di un milione e mezzo di euro. A parte questi calcoli, il governo dovrebbe fissare alcuni criteri con cui individuare le assunzioni più urgenti. Una delle regole potrebbe essere, per esempio, quella di favorire i vincitori dei concorsi che si sono tenuti da più tempo. La partita non si gioca solo fra i ministri, ma anche all'interno di ciascun ministero. Prendiamo la ricerca scientifica: come scegliere gli enti di ricerca che hanno più bisogno di ingaggiare nuovi tecnici? Il ministero dovrà fare una sorta di ricognizione, ma la decisione non sarà facile. Stesso discorso per l'università, dove sarà coinvolta la conferenza dei rettori. Ai Beni culturali Urbani deve vedersela anche con i sindacati: il ministro vorrebbe assumere 550 persone attingendo tra gli "idonei", cioè quelli che non hanno vinto i concorsi passati ma sono rimasti nelle vecchie graduatorie. «Un'operazione di bassa clientela» protesta Gianfranco Cerasoli della Uil, che invece considera prioritaria l'assunzione dei precari (2.300 persone impiegate con contratti a termine da tre anni).
Statali, braccio dì ferro su 8.500 assunzioni
La Finanziaria impedisce l'ingresso in ruolo di nuovi dipendenti pubblici. Il governo ha previsto di utilizzare la deroga al blocco delle assunzioni per le esigenze della sicurezza e della difesa, ma il Parlamento ha corretto il testo della Finanziaria, aggiungendo un elenco di altre priorità. Il Consiglio dei ministri dovrà decidere a chi vanno assegnati i 8.000 posti disponibili. La polizia e le forze armate hanno richieste per 6.500 assunzioni, che impiegherebbero circa il 90% del fondo disponibile. Gli altri ministeri protestano e chiedono di utilizzare le vecchie graduatorie o di favorire i precari.
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