Sos alla Soprintendenza per il placet al trasloco dei manoscritti PIETRASANTA Associazioni culturali, ricercatori, insegnanti e scrittori non demordono: questo archivio s'ha da salvare. Dopo l'appello lanciato lo scorso anno e reiterato ad inizio primavera, oggi tornano alla carica con un'altra missiva. Non rivolgono, come in passato, suppliche e severe critiche al sindaco di Pietrasanta ma, «animati dal grande amore per la cultura», sollecitano Giuseppe Stolfi, responsabile della Soprintendenza di Lucca, a rilasciare «in un tempo breve e certo» il necessario parere di legge. Sì, perché questo sembra essere l'ultimo ostacolo sulla impervia strada che dovrebbe portare in sicurezza l'archivio storico, «uno dei più interessanti della Toscana» come recita il sito web del Comune. Il progetto dell'amministrazione comunale di trasferire i preziosi manoscritti dall'attuale sede, inadeguata e inagibile, alla nuova e definitiva sembra essersi incagliato per colpa della Soprintendenza che «non ha ancora espresso il proprio parere» come ha scritto in una lettera agli studiosi Paola Maria La Franca, segretario generale del Comune. Se è così, si sono detti i promotori degli appelli, questa volta diamo una mano al Comune e spingiamo verso il Soprintendente. Ma sarà proprio così? Parrebbe proprio di no, perché sull'edificio destinato ad ospitare in via definitiva i materiali d'archivio c'è anche l'interessamento di Gaia, la società pubblica delle acque, che avrebbe intenzione di comprare lo stabile per alcuni milioni di euro e di trasferire lì un centinaio di propri dipendenti amministrativi, concentrandovi le attività delle sedi attuali. E siccome, fanno sapere gli studiosi, di fronte a tanta grazia loro sarebbero i primi a plaudire, il Comune farebbe opera di trasparenza informando i cittadini circa l'eventuale sito alternativo dove trasferire l'archivio. I tempi in ogni caso si allungano. Questa è l'unica certezza fino ad oggi. Di certo rimane anche l'attuale collocazione dell'archivio, in un cadente e pericolante edificio già adibito a magazzino della vecchia Cooperativa di consumo, da anni invaso da una robusta colonia di piccioni. Intanto gli utenti del servizio archivistico sono costretti a studiare, due giorni e mezzo alla settimana, in angusti e inidonei corridoi di un soffocante mezzanino del palazzo comunale, con il pubblico che va e viene e dove silenzio e concentrazione sono un optional. Sui tempi d'attesa viene in mente un raffronto. A Saint Denis, ad una manciata di chilometri da Parigi, il 20 gennaio scorso hanno inaugurato puntualmente dopo tre anni di lavori l'archivio più grande del mondo, nuova sede degli Archivi nazionali francesi. Ma siamo oltralpe e, si sa, le cose là corrono diversamente che qui da noi. Giuliano Rebechi