Napoli è una capitale dei beni comuni. Comunque la si pensi, non può che far piacere costatare come la città, al di là dei suoi problemi, viva un forte protagonismo culturale sul fronte, non solo dell'elaborazione teorica, ma anche della prassi politica e istituzionale. Si parla di questo, oggi, alla presentazione dell'ultimo libro di Alberto Lucarelli, ex assessore della giunta de Magistris, "La democrazia dei beni comuni", alle 10, presso la biblioteca Pagliara dell'Università Suor Orsola, alla presenza del rettore Lucio D'Alessandro. L'evento si inserisce in una più vasta cornice di seminari, fra i quali spicca un recente incontro sul libro della giurista Maria Rosaria Marella, organizzato da Lucilla Gatt e Sergio Marotta, l'ex vice capo di gabinetto del sindaco. L'attenzione dedicata dagli atenei napoletani ai beni comuni riflette lo stato di grazia di un paradigma che, per quanto relativamente giovane, è riuscito a raggiungere, proprio a Napoli, importanti obiettivi politici. Lucarelli e Marotta, infatti, hanno avuto incarichi di governo a Napoli. La stessa elezione di de Magistris, inoltre, è maturata alla fine di un lungo processo di mobilitazione collettiva che ha visto la città in prima fila nell'elaborazione di un piano alternativo per i rifiuti, grazie a quei comitati antidiscarica che avevano fatto della difesa dei beni ambientali e della loro irriproducibilità e insostituibilità, nell'ambito del gioco delle compensazioni che scattano nei casi di disastri ambientali, la propria ragion d'essere. L'importanza di questo dibattito, dunque, non risiede solo nella visibilità che hanno i più noti sostenitori dei beni comuni sulla scena nazionale, come Stefano Rodotà e Salvatore Settis, ma soprattutto nella capacità di influenzare le decisioni politiche. Il caso napoletano, in presenza di un contesto caratterizzato da scarso associazionismo e civismo, come rivelano numerosi studi sul capitale sociale, da Putnam all'attuale ministro Trigilia, dimostra come l'ideologia dei beni comuni plasmi valori e credenze dei decision maker. In questi anni, la Corte di Giustizia europea ha sempre più riequilibrato la propria giurisprudenza a favore della neutralità del regime, pubblico o privato, della proprietà dei local utility; i beni comuni sono stati riconosciuti prima dalla Corte costituzionale e poi dalla Cassazione; infine, la Corte dei conti ha dato il via libera alla discussa delibera di assunzioni delle maestre in violazione del Patto di stabilità, targata de Magistris. Si tratta di affermazioni importanti, fasi di un processo che sicuramente non è né semplice né lineare. In tema di fiscalità pubblica, ad esempio, la Tares, voluta da Berlusconi, che sostituirà la Tarsu a breve, rappresenta un passo indietro; la nuova tariffa sacrifica infatti il principio "pay as you throw" previsto dalla normativa precedente, la Tia, disincentivando il coinvolgimento dei cittadini per la difesa dell'ambiente. Alla fine, lo stesso futuro politico del sindaco di Napoli è fortemente legato alla sua capacità di sintesi con il mondo benecomunista che ne favorì l'elezione. La sfida della nuova giunta, con il ritorno dei partiti, è dimostrare di poter trovare un positivo equilibrio fra "rivoluzione" e istituzioni. Scongiurando il rischio della restaurazione. L'autore fa parte dello staff del sindaco de Magistris
NAPOLI - che cosa è la democrazia dei beni comuni
Napoli è una capitale dei beni comuni, con un forte protagonismo culturale e politico. Il libro "La democrazia dei beni comuni" di Alberto Lucarelli, ex assessore della giunta de Magistris, è stato presentato alla biblioteca Pagliara dell'Università Suor Orsola. L'evento si inserisce in una cornice di seminari su questo tema. I beni comuni hanno raggiunto importanti obiettivi politici a Napoli, grazie all'elezione di de Magistris e alla mobilitazione collettiva. L'importanza di questo dibattito non è solo nella visibilità dei sostenitori dei beni comuni, ma nella capacità di influenzare le decisioni politiche.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo