PISA Il Comune di Pisa farà ricorso al Consiglio di Stato. L'amministrazione prepara le contromosse dopo che il Tar ha ordinato lo stop alle passeggiate sulle antiche mura restaurate. L'annuncio arriva dall'assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli. Il primo tempo della partita è stato vinto dai sette residenti di via Maffi (uno di via De Simone) che avevano presentato ricorso attraverso lo studio dell'avvocato Massimo Messina. Il tribunale amministrativo ha ammesso la violazione della privacy, ma anche una questione di sicurezza. Ha però aggiunto che, con una serie di accorgimenti a tutela dei residenti, tutto potrebbe essere riconsiderato. In ogni caso, fino al termine dei lavori (ancora un anno circa di cantiere) il camminamento dovrà restare chiuso. Ma Palazzo Gambacorti ha ora tutta l'intenzione di giocarsi le carte migliori. «Non possiamo non fare ricorso - premette Serfogli - considerando che il progetto Piuss, che finanzia il recupero delle mura, si basa proprio sull'utilizzabilità del percorso in quota». No alle barriere. Secondo l'assessore «la sospensiva del Consiglio di Stato è poco motivata» e su questo cercherà di inserirsi l'ufficio legale del Comune. Perché l'amministrazione vede poco praticabile la strada indicata dal Tar, quella di "sanare" il contenzioso collocando sul camminamento protezioni per la privacy. «Non mi sembra semplice trovare un punto d'incontro su questo versante», dice Serfogli. E il riferimento è alla Sovrintendenza. Qualche abitante di via Maffi, tra quelli che hanno presentato l'esposto, lo diceva già: «Come si può pensare che mettano davanti alle nostre finestre barriere tipo quelle delle autostrade? Oppure pensano al filo spinato»?. Prima le mura, poi le case. L'obiettivo del ricorso del Comune è «ribaltare la visione» del problema data dal Tar. Ma esiste la possibilità di mediare? «Nessuna interruzione del camminamento, il progetto ne prevede la continuità», dice Serfogli. Sì invece ad accorgimenti «se si parla di sicurezza: penso alla videosorveglianza». Altro punto è quello della presenza di case così vicine alle mura. «Quelle abitazioni - aveva spiegato l'avvocato Messina - furono costruite prima del 1939, anno in cui entrò in vigore la legge sui vincoli artistici e paesaggistici». Serfogli sottolinea: «Le mura sono nate prima e già comprendevano il camminamento in quota». Espropri e manufatti. Già prima del pronunciamento del Tar, Serfogli, insieme all'architetto Guerrazzi, aveva fatto un sopralluogo nei giardini tra le case e le mura, ovvero le possibili fasce di rispetto. Al Comune si pensa ad ogni soluzione, e Serfogli non esclude l'ipotesi di procedere all'esproprio dei giardini dietro via Maffi. Inoltre preannuncia «un'attenta valutazione sulla legittimità dei manufatti, soprattutto quelli aggiunti in seguito, che si trovano lungo tutto il percorso delle mura, non solo nel tratto lungo via Maffi».