POCHI CONOSCONO I TESORI DELLA BASILICA: ANCHE STRAORDINARI DIPINTI SCOPERTI NEL 2006 MA VIETATI A CHIUNQUE LA STORIA E' a 300 metri da uno tra i luoghi più visitati, anzi il primo di quelli che appartengono allo Stato (il Colosseo: 5,5 milioni d'ingressi nel 2011); è un capolavoro assoluto, ma tra i meno conosciuti. Non si sa neppure a chi i Santi Quattro Coronati (una basilica del IV secolo, rimaneggiata nel IX; bruciata dai Normanni nel 1084, e poi rifatta a metà del XII) debbano il nome. Forse, a quattro marmorari, uccisi sotto Diocleziano per non aver voluto scolpire idoli pagani; forse, a dei militari martirizzati; comunque, sono Castoro, Sinfroniano, Claudio e Nicostrato. LA FORTEZZA Ci sono la chiesa, e un chiostro a colonne binate del XIII secolo, tra i più remoti sopravvissuti nella città; c'è la cappella di Santa Barbara, con i resti di dipinti del IX; c'è il racconto del passato: il monastero mostra ancora una torre, perché era un baluardo difensivo e fortificato, per proteggere il vicino Patriarchio del Laterano, dimora dei Papi d'allora. Ma ci sono, più che qualsiasi altra cosa, gli affreschi nella cappella di San Silvestro, ciclo dei più intonsi e significativi. L'imperatore con la lebbra, il papa lo guarisce, conferendogli le insegne. Un manifesto della preminenza dei pontefici sugli imperatori. Nella cappella, anche una singolare apertura strombata: da qui, il cardinale Stefano Conti ascoltava ogni cosa. Siamo nel 1246: quando nascono San Giovanni e Paolo a Venezia, la Sainte Chapelle a Parigi e l'Università di Siena. Tempi difficili per la Chiesa: l'anno prima, Innocenzo IV Fieschi s'è rifugiato in Francia. Conti è Vicario di Roma: vuole il ciclo, che è di propaganda. E' stupendo. Basta lasciare un obolo alla ruota girevole della clausura, e si ammira ogni cosa: semplice, no? Eppure, in troppi ignorano. «Forse, 300 anime al mese alla cappella di San Silvestro», dice una suora. LA STUDIOSA Ma non è tutto. Entrando, si vede anche un Calendario, ora lacunoso: ogni mese ha la sua descrizione, un motto, forse dei personaggi che lo incarnano. Né meno importante è il resto del palazzo, eretto con grossi blocchi di tufo delle Mura Serviane. Al piano nobile, nel 1966, lo Stato inizia lavori di restauro. Affidati a Andreina Draghi, una grande studiosa ancor prima che la sorella di un banchiere tra i più famosi. Un'aula gotica, di 17 metri e larga 9; era il guardaroba e stireria delle monache, ora rimaste in 16. E lì, la Draghi compie una delle scoperte del secolo: 300 metri quadrati di dipinti ricchi di iscrizioni, con le Stagioni, i Mesi, Vizi e Virtù personificati, uno Zodiaco, un Paesaggio marino, i Venti, le Costellazioni. Siamo nel cuore del Duecento, secolo di cui non molto si è preservato a Roma. «Ora sappiamo perché Cimabue viene a Roma nel 1272: per vedere questi affreschi, in parte evocati ad Assisi», dice uno dei massimi medievisti, Francesco Gandolfo. Mentre la Draghi rievoca l'emozione: «Giorni memorabili, in cui, poco a poco, rimuovendo le scialbature, tutto cominciava ad affiorare a nuova vita». A LUNGO PROIBITI Ma questi affreschi, mostrati nel 2006 dopo che anche con l'aiuto di Banca Dexia Crediop erano stati restaurati, non si possono ancora ammirare. Mai aperti al pubblico. Le suore richiedono dei lavori, prima di permettere l'accesso; roba di poco conto. Con 300 mila euro di Arcus, si è compiuto il ripristino del chiostro; con 700 mila del ministero dei Beni culturali, in corso il rifacimento del tetto e i lavori all'abside; ma manca ancora qualcosa: «Un corrimano su una piccola rampa, di pochi scalini, l'impianto antincendio, qualcosa sul portale d'accesso», racconta l'architetto Giorgio Di Santo, della soprintendenza ai Monumenti. Ora pare che un accordo sia stato trovato: queste opere starebbero per essere compiute; lo garantisce anche Ludovico Ortona, già ambasciatore e portavoce di Francesco Cossiga. Dopo sei anni, rivedremo la sala con le splendide pentafore e l'aula gotica con i suoi magnifici affreschi. La radice del dipingere italiano sta forse qui: Assisi viene dopo; e perfino posteriori sono anche i dipinti del Sancta Sanctorum. Un tesoro troppo a lungo interdetto.