CINQUANTASEI SEZIONI DI PELLE OVINA IN UN ROTOLO RINVENUTO PER CASO NELLA BIBLIOTECA UNIVERSITARIA IL RITROVAMENTO Scoperto per caso in una biblioteca di Bologna un rotolo in ebraico con scrittura assai remota che, in realtà, è la più antica versione, ebraica e completa, della Bibbia. E' della fine del XII secolo: lo confermano le analisi, eseguite anche negli Usa; «è scritta come si usava prima di Maimonide, morto nel 1204», dice l'autore della scoperta, Mauro Perani. Insegna Ebraico all'Alma Mater, l'ateneo di Bologna, sede di Ravenna. Stava catalogando i manoscritti ebraici della Biblioteca universitaria; e si è imbattuto in un rotolo, alto 64 centimetri e lungo 34; Leonello Modona, un bibliotecario, nel 1889 l'aveva definito «di carattere goffo». Invece era una scrittura orientale, «molto elegante e raffinata, che precede le prescrizioni sul modo di scrivere la Torah, dettate appunto da Maimonide». TUTTI I LIBRI Nelle 56 sezioni di pelle ovina assai raffinata tanto da essere «così morbida che sembra stoffa di lino», ci sono tutti i Libri della Torah: dall'inizio, la Creazione, fino alla conclusione del Deutoronomio. In inchiostro di galla: che permette ancora di leggere Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio. La rarità del ritrovamento deriva anche dal fatto che quando l'uso li corrode, i rotoli della Torah usati per il culto vengono accantonati. Qualcuno afferma anche sepolti (non si possono distruggere: troppo sacri). Famoso il ripostiglio, la Geniza, trovato al Cairo, a fine Ottocento: conteneva 280 mila lacerti di manoscritti ebraici, nella sinagoga di al-Fustat; 140 mila trasferiti poi a Cambridge e gli altri, invece, dispersi nel mondo. L'esemplare bolognese non si sa, purtroppo, come sia giunto alla Biblioteca: forse, prima delle soppressioni dettate da Napoleone. Sarà pubblicato tra un mese, nel numero di una rivista specializzata, curato da Perano e dalla direttrice dell'istituto, Patrizia Moscatelli. LA PIÙ REMOTA Se la Bibbia bolognese è la più antica completa scritta in ebraico, la più remota in assoluto è invece in greco: sono le 800 pagine del Codex Sinaiticus (che se la batte con un altro codice, il Vaticano), scoperte nel monastero di Santa Caterina, nel Sinai, ed ora digitalizzate a Lipsia e messe anche on line. La versione bolognese, tuttavia, sembrerebbe precedere la trascrizione in greco. Meno completi, però più famosi, sono certamente i manoscritti di Qumram, una grotta sul Mar Morto, ritrovati nel 1947, per i quali Israele ha anche costruito un apposito museo, a Gerusalemme. E tra i codici antichi in ebraico, però incompleti, si possono poi citare quelli del Cairo (895 d.C.), di Aleppo (925), e infine di San Pietroburgo, datato al 1008. Il «rotolo 2» bolognese (così si chiama) era tra i numerosi manoscritti ebraici che la Biblioteca possiede: ne esiste già un interessante catalogo. Del resto, la presenza degli ebrei a Bologna, dove un bel museo è loro dedicato nel Ghetto creato nel 1555, era assai estesa, e testimoniata, però, soltanto a partire dal XIV secolo. La Bibbia in ebraico completa più antica al mondo, come vi è arrivata? Comunque, quello ritenuto finora un manoscritto assai modesto, si è rivelato importantissimo: le maggiori scoperte, diceva un archeologo famoso, si compiono sempre nei depositi, o negli scaffali. Se ne sono accorti anche alcuni tra i maggiori esperti mondiali della Bibbia, che hanno confermato, fino in Illinois, il ritrovamento. Fabio Isman