Ma c'è un piano per salvare gli arredi dei Borbone Sono gli arredi cari a Ferdinando II di Borbone, ma anche testimonianze del periodo sabaudo, come ritratti in marmo e gesso di personaggi di casa Savoia. Dimenticati e accatastati da decenni in locali e magazzini al piano terra di Palazzo Reale. Oltre 1600 oggetti catalogati dalla Soprintendenza e mai esposti al pubblico. E oggi svelati da alcune foto allegate al progetto di restauro e adeguamento funzionale della reggia di piazza del Plebiscito, un intervento da 18 milioni di euro, gara di appalto in corso fino al 2 luglio, e lavori previsti per una durata di 26 mesi una volta aggiudicati. Quelle foto svelano l'esistenza di divani, sedie, tavoli, cassetterie e comò, scrivanie e secrétarie: fino alla fine dell'Ottocento i depositi reali rappresentavano un sistema organizzato, che consentiva di far fronte alle esigenze di corte. D'estate e d'inverno si cambiava l'arredo di numerosi ambienti a palazzo, e i depositi consentivano il ricovero fino all'anno successivo. A partire dai tappeti dell'appartamento reale, che con la stagione estiva venivano messi a dimora nei magazzini al pianterreno del cortile delle Rimesse. Questo sistema funzionò fino agli inizi del Novecento, poi andò lentamente in crisi man mano che si veniva esaurendo l'uso originario dell'edificio (ospitare la famiglia regnante e la sua corte) e ne subentravano altri. Il "colpo" principale è da attribuire alla decisione di destinare alla Biblioteca nazionale sia parte dei magazzini reali sia l'Appartamento delle feste e quello dei Principi di Piemonte, così come quello di Ferdinando II al secondo piano, nell'ala che guarda verso il Maschio Angioino. Come ha scritto la storica dell'arte Annalisa Porzio nella relazione al progetto di restauro, fu nei primi anni del fascismo che lo svuotamento dell'ala del palazzo destinata a biblioteca compromise il destino dei tanti arredi che vi furono accatastati, a quel punto senza più un criterio funzionale. Ora il progetto della Soprintendenza, inserito nella gara in corso da 18 milioni, intende rimediare a decenni di accumuli e di processi gestionali degli arredi superstiti di casa reale. E ha previsto pertanto un intervento da 268 mila euro per la movimentazione, la spolveratura e il restauro puntuale di mobili e arredi oggi stipati senza criteri in locali umidi e inadatti, con un obiettivo: allestire e adeguare 28 ambienti del primo, secondo e terzo ammezzato del braccio di Palazzo Reale che affaccia su via Acton per renderli visitabili al pubblico. Qui, verranno esposti in condizioni ottimali i 1633 arredi e opere mobili non esposti: si tratta di 827 mobili, 86 tappeti e 720 suppellettili tra lampadari e oggetti vari. In totale è più di quanto è fruibile nelle 30 sale visitabili degli Appartamenti storici, poco meno di 1550 oggetti. I nuclei più significativi, individuati dalla Soprintendenza per i beni architettonici e storicoartistici di Napoli, sono l'arredo neoclassico del salone da ballo disegnato dall'architetto Gaetano Genovese, che risale al 18381842, consolle e secrétarie del periodo di Gioacchino Murat, preziosi esemplari del periodo più antico di casa Borbone, da Carlo III a Ferdinando I. E ancora arredi francesi del periodo "Luigi Filippo", orologi e oggetti d'uso ottocentesco da cucina, da toletta o da scrittoio. Molto importante la raccolta di 66 tappeti che possono coprire una superficie di 4 mila metri quadri e risalgono al periodo napoleonico e oltre. I nuovi depositi, allestiti con scaffali e impianti per il controllo dell'umidità, occuperanno l'ex alloggio Jacorossi, la sotto Foriera, i vani già della Corte dei conti e il sottotetto della sala Diplomatica. (02 giugno 2013)