Un raro pezzo archeologico, recentemente confiscato, è stato ufficialmente affidato al vescovo di Albano monsignor Marcello Semeraro, affinché, a conclusione di un ideale percorso di ripristino della legalità, venga esposto al pubblico all'interno del Museo della Diocesi. Il comandante del Gruppo Carabinieri di Frascati, colonnello Rosario Castello e il capitano Luigi Aureli, comandante della Compagnia di Castelgandolfo hanno consegnato nelle mani del vescovo il reperto archeologico, risalente a più di 2500 anni fa, che i Carabinieri del Nucleo Operativo di Castel Gandolfo, nell'ottobre dello scorso anno, sequestrarono a due appartenenti al clan Casamonica durante un'operazione antidroga nel quartiere Romanina di Roma, a seguito della quale i malviventi furono arrestati. Il reperto sequestrato dai militari diretti dal tenente Alessandro Iacovelli è un reperto archeologico risalente al periodo arcaico (V secolo a.C.) che due coniugi detenevano clandestinamente nella loro abitazione, posizionato in una teca illuminata e ricevuto come regalo di nozze. A seguito delle indagini archeologiche curate dalla Sovrintendenza per i Beni Culturali del Lazio, è stato accertato che il reperto autentico è una "antefissa in terracotta raffigurante figura femminile con collana, di periodo compreso tra l'inizio e la fine del V secolo a.C. proveniente dall'area costiera del Lazio meridionale e nell'immediato entroterra compresa tra i comuni di Ardea, Pomezia, Anzio e la Via Nettunense". Grande soddisfazione è stata espressa anche dal direttore del Museo Roberto Libera, che ha ringraziato pubblicamente i Carabinieri che hanno partecipato all'operazione. Martedì 28 Maggio 2013 - 13:52