Riprendiamo e pubblichiamo l'articolo di Andrea Battistuzzi per la testata di Arte e Architettura 'Il Ghirlandaio', in cui si dà conto del piano di "risanamento" del patrimonio italiano da parte del nuovo ministro. Ecco come in 26 mosse Musei che lo Stato non valorizza affidati ai privati, più introiti per la cultura derivanti dai biglietti, migliore strategia turistica e utilizzo a pieno regime di internet e social network. Massimo Bray fa sul serio per valorizzare i beni culturali italiani di cui da poche settimane è ministro e per i quali si appresta a mettere in piedi un piano d'azione che rimetta in circolo risorse economiche, salvaguardi i siti più a rischio e crei indotto attraverso l'immenso patrimonio culturale a suo avviso non utilizzato a dovere. Un piano che passa anche per l'inclusione dei privati nel sistema dei beni culturali. Dove? Affidandogli ad esempio la gestione dei siti che lo Stato ha chiuso per assenza di fondi o che non è più in grado di gestire. L'idea fa parte del lungo programma elencato dal neoministro davanti alle commissioni di Camera e Senato che va dalla tutela del paesaggio alla conservazione delle botteghe storiche nei centri cittadini. Vediamone i dettagli: VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE. Bray punta su migliore accessibilità ai musei con orari di apertura più attenti e poi miglioramento dei materiali divulgativi e didattici ("Le brochure spesso sono solo in italiano", ha detto il ministro) e costituzione di un gruppo di studio per individuare le modalità di partecipazione dei privati alla conservazione del patrimonio. La carenza di fondi impedisce in molti casi di assumere personale per aprire al pubblico molti siti e ciò è "molto grave" per Bray che propone di affidarli ai privati che ovviamente abbiano le credenziali adatte. "Bisogna mettere la normativa al passo con i tempi" ha detto il ministro ai parlamentari spiegando ad esempio che oggi bisognerebbe chiedere esplicita autorizzazione anche per pubblicare la foto di un opera dello Stato sulla propria pagina Facebook. SOCIAL NETWORK E CULTURA. Bray pensa a un grande piano di comunicazione che coinvolga i nuovi sistemi di comunicazione "sociale", facebook e Twitter per primi, per favorire la divulgazione del patrimonio culturale tra i giovani. In collaborazione con l'Agenzia Italia per il Digitale partiranno una serie di azioni per "individuare soluzioni innovative", per mettere ancora di più a disposizione del pubblico lo straordinario patrimonio italiano. COLOSSEO E POMPEI. Tra le priorità del nuovo responsabile del dicastero c'è anche lo sblocco "celere" delle iniziative per il restauro del Colosseo, di Appia antica e Domus Aurea sempre a Roma, dove Bray pensa alla partecipazione di finanziamenti privati. C'è poi il capitolo Pompei che Bray ha messo al primo punto del programma. "Qualsiasi visitatore può constatare come molto, anzi moltissimo, rimane da fare", ha detto il ministro ricordando i casi di cronaca e che siamo oramai a due anni dal decreto di urgenza che tamponò la situazione dei crolli del 2011. I PROVENTI DEI BIGLIETTI RESTINO AI BENI CULTURALI. Sembrerebbe ovvio ma non è così. In Italia gli introiti dei musei vanno nel calderone delle entrate statali ma non ritornano in egual misura ai beni culturali che, quindi, producono valore ma non hanno poi i fondi per essere tutelati e valorizzati. "È intollerabile che vengano sottratti al ministero i proventi derivanti direttamente dagli introiti dei musei e degli altri luoghi della cultura", ha spiegato Bray. CIRCOLAZIONE DELLE OPERE D'ARTE. E' uno dei temi più scottanti da sempre, soprattutto tra gli operatori del settore e in molti tra i predecessori di Bray hanno cercato inutilmente di mettervi mano. Si tratta delle leggi che regolano la possibilità di vendere all'estero opere che risiedono in Italia. È la cosiddetta legge delle notifiche che impedisce ai beni di particolare valore (anche non italiani ma che si trovino in territorio italiano) di essere venduti all'estero. Un nodo che soffoca il mercato, secondo molti perché di fatto le opere con più di 50 anni di età non sono appetibili sul mercato estero e quindi relegano le opere italiane ai bordi del mercato dell'arte. Bray annuncia l'apertura di un tavolo di confronto (non sarebbe il primo) per mettere mano alla questione.
ROMA - Da Pompei ai musei "inutilizzati" affidati ai privati, il piano Bray per i Beni Culturali
Il ministro Massimo Bray ha presentato un piano di "risanamento" del patrimonio italiano, che prevede la valorizzazione dei beni culturali attraverso la migliore accessibilità ai musei, il miglioramento dei materiali divulgativi e didattici, e la costituzione di un gruppo di studio per individuare le modalità di partecipazione dei privati alla conservazione del patrimonio. Il piano prevede anche l'affidamento dei siti che lo Stato non può gestire ai privati, e la creazione di un grande piano di comunicazione che coinvolga i social network per favorire la divulgazione del patrimonio culturale.
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