SONO vent 'anni che la politica del patrimonio culturale è avvitata intorno alla questione pubblico-privato: brillantemente risolta socializzando le perdite (rappresentate da un patrimonio in rovina materiale e morale) e privatizzando gli utili. E dopo il patrimonio è la volta della stessa politica culturale: ormai condotta non da amministratori eletti, ma da fondazioni (bancarie e non) che drenano denaro pubblico per costruire consenso (e clientele) privati. Ma qualcuno reagisce. A Modena, Italia Nostra ha denunciato con forza il progetto di spezzare l'unità del sapere pubblico sradicando la gloriosa Biblioteca Estense (nazionale) dal (comunale) Palazzo dei Musei per trasferirla nel (privato) polo culturale della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. "La privatizzazione è cominciata", ha commentato ineccepibilmente Salvatore Settis. Ma in quelle stesse mura modenesi si fa strada un altro possibile modello di rapporto pubblico-privato: davvero al servizio del patrimonio, e non dell'interesse privato. Il soprintendente Stefano Casciu e il direttore della Galleria Estense Davide Gasparotto (non per caso appena rientrato dal Metropolitan di New York) hanno lanciato una campagna di crow-funding per dotare di una moderna base antisismica il superbo busto di Francesco I d'Este scolpito Gian Lorenzo Bernini. Fino al 30 giugno tutti possono donare anche solo un euro (su http:www.foritaly.org): una gara di generosità verso noi stessi che ci si augura gremita e di successo. È importantissimo che un nuovo sisma non abbatta questo simbolo della scultura barocca italiana. Ma non è meno importante dimostrare che "p r i va to" non vuol dire solo "p r i va t i zza - zione", "sponsor", o "p ro f i t to", ma può anche significare partecipazione diffusa, generosità disinteressata, amore per il bene comune. Accanto allo Stato, non al posto dello Stato. È una sfida di civiltà: per conservare il nostro patrimonio, per conservare libera la nostra co m u n i t à .