UN DOSSIER di candidatura dal taglio storico e scientifico e un progetto multimediale per convincere l'Unesco che i portici di Bologna sono «unici e irripetibili». E che hanno un valore raro di luogo di incrocio fra pubblico e privato, di commercio, artigianato, di qualità architettonica e storica: insomma, sono un patrimonio materiale e immateriale. Il Comune di Bologna presenterà a settembre tutta la documentazione necessaria in attesa di un riconoscimento (previsto nel 2014), per proclamare i 42 chilometri di portici bolognesi un Patrimonio mondiale dell'umanità. Ma prima, di certo, andranno ripuliti. Così, unendo una filiera di soggetti pubblici e privati, dalla Sovrintendenza alle fondazioni bancarie, il senso civico per il territorio e le nuove tecnologie in 3D del Cineca, la città cerca una consacrazione in chiave storica e culturale, ma che avrà pure concreti risvolti. Secondo le analisi del settore turismo infatti, la presenza di luoghi considerati patrimonio Unesco fa incrementare di un 3 i visitatori ogni anno, con conseguenti benefici economici. Il Centro Gina Fasoli e l'Università s'occuperanno degli aspetti storico- scientifici, organizzando un convegno internazionale che si terrà in novembre in città: lì si potranno mettere a confronto i portici bolognesi con quelli di altri luoghi del mondo. Per il restyling ci si affiderà al progetto «Adotta un chilometro di portico », in collaborazione con i privati per la gestione della pulizia degli spazi, con una frequenza di una volta alla settimana. La candidatura verrà presentata il 31 maggio, durante la Borsa del turismo delle «100 città d'arte» italiane che si terrà a Palazzo Re Enzo. Luca Sancini