CONTI PUBBLICI fuori controllo L'istituto ha rilevato «incongruenze tra i dati e divergenze statistiche nei conti». Il rischio dello sfondamento dei parametri fissati a Maastricht è ora fortissimo Il presidente del Consiglio reagisce con furore alla notizia e se la prende con gli euroburocrati, ma il suo governo fa una figuraccia indimenticabile Clamorosa decisione di Eurostat: non possiamo certificare i dati del deficit e del debito Per nascondere il disastro il premier fantasticava di strappare la flessibilità desiderata sul Patto di stabilità giornali informati e relativi alla competenza economica e divergenze statistiche nei conti del governo». L'accertamento di Eurostat, molto complesso, ha portato alla conclusione più amara: i conti non possono essere chiusi. Con la buona probabilità di un accertamento a posteriori del superamento dell'asticella del deficit per il 2003 e il 2004. Ha commentato Pierlui-gi Bersani, responsabile Ds per il Programma: «I numeri sono numeri ed è difficile litigarci. Viene a galla una gestione avventurista della politica economica. Si spera che il governo sia, adesso, in condizione di rispondere ad Eurostat ma inizio a dubitare che il ministro Siniscalco stia fornendo dati corretti e coerenti. Mi pare che ci si trovi in un mare di guai. Hai voglia a fare dichiarazioni bellicose come quelle di Berlusconi». A sua volta, Nicola Zingaretti, presidente della Delegazione italiana nel gruppo Pse, ha detto: «Berlusconi non cerchi capri espiatori. Attacca sempre l'Europa. Eurostat esprime dubbi sui dati sui conti pubblici italiani, chiede chiarimenti e non esclude la possibilità di una revisione verso l'alto dei dati sul deficit per il 2003 e 2004 Già l'anno scorso è stato sfondato il tetto del 3 del deficit-Pil. Caduta di credibilità Finalmente uno squarcio di verità ROMA Onorevole Vincenzo Visco, il ministro Siniscalco dice che non c'è problema, che il deficit semmai si abbasserà. «Vedremo. Il ministro e Berlusconi la stanno buttando sul piano politico. Rispetto agli organismi tecnici, che hanno messo in discussione l'intera gestione della finanza creativa, non hanno argomenti. Cercheranno una via d'uscita politica, forse otterranno un compromesso in sede europea. In ogni caso uscirà fuori che l'Italia ha superato il 3 in particolare dal 2003, cosa che sosteniamo da anni ormai. Lo sfondamento comincia non appena arriva il centro-destra. Comunque, anche sulle mediazioni politiche bisogna stare attenti, perché i Paesi oggi sono 25 e se si concede una cosa ad uno, tutti gli altri la reclamano Questo influenzerà le decisioni sul Patto di stabilità? «In quella sede l'Italia si presenta indebolita». Che intende con gestione della finanza creativa? «Il governo in questo caso è davvero vittima delle proprie macchinazioni. Noi stessi avevamo fatto un elenco di punti a rischio che contiene molte di quelle voci, ma più ristretto. Noi avevamo sempre pensato che la scelta di mettere fuori dal bilancio gli investimenti con l'Ispa fosse corretta, visto che era stata ispirata alla società tedesca che fa gli investimenti nelle infrastrutture dell'est. Ma evidentemente la gestione è stata diversa: evidentemente la Germania esclude quei fondi dal bilancio trasferendo anche il rischio sulla società esterna, mentre pare che l'Italia l'abbia fatto in modo che Ispa non abbia nessun rischio. Allora il problema è di cattiva gestione di uno strumento che poteva essere utile. Stesso dicasi per le cartolarizzazioni». Anche lì mala gestione? Vincenzo Visco: «Certo. Perché Scip1 sono riusciti a vendere e Scip2 no? Perché Scip1 l'avevamo in un certo senso preparata noi. Inoltre faccio notare che la Scip1 fu riclassificata, per cui gran parte dell'incasso fu contabilizzato nel 2002. Se si tiene conto di questo si scopre che nel 2002 il disavanzo aveva già superato il 3, esattamente aveva toccato il 3,2, e solo grazie a questa fittizia, posticcia classificazione lo sforamento è stato evitato». Lo scostamento tra cassa e competenza preoccupa da tempo anche Bankitalia. «Ci sono delle operazioni, che hanno effetto di cassa ma non di competenza, come per esempio quelle sui concessionari. I soldi sono entrati (cassa), quindi il debito si può ridurre, ma l'indebitamento no perché sono poste di competenza di un altro anno che poi si dovranno contabilizzare. Questa è una delle debolezze del fatto che ci sono due modalità di conto in Europa». Cosa comporta questo per l'Istat? «Il problema dell'Istat è che la credibilità dell'Istituto non può essere messa in discussione. D'altra parte noi sappiamo bene, e più di altri lo sa il presidente dell'Istat, a quali pressioni l'Istituto è stato assoggettato. Quello che l'Istat sostiene è di aver preso per buoni i dati forniti dal Tesoro. Anche il Sole24ore aveva osservato che una serie di dati forniti all'Istat sono stime, che solo successivamente vengono aggiustati. Si ha l'impressione che certi dati siano molto sottostimati. Ci sono poste importanti di spesa corrente che nel consuntivo che il Tesoro ha trasmesso risultano inferiori alle infrastrutturali per previsioni che fino a luglio lo stesso Tesoro aveva fatto. Qui qualche dubbio legittimo può sorgere. In ogni caso ribadisco la necessità di rafforzare l'autonomia dell'Istat dall'esecutivo».
Conti puibblici furoi controllo, Infrastrutture e SCIP soot la lente UE
Il governo italiano ha rilevato incongruenze nei conti pubblici, con divergenze statistiche e dati che non corrispondono ai parametri fissati a Maastricht. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha reagito con furore, ma il governo è stato criticato per la gestione della finanza. Eurostat ha espresso dubbi sui dati sui conti pubblici italiani e ha chiesto chiarimenti. Il ministro del Tesoro, Vincenzo Visco, ha affermato che non c'è problema, ma gli esperti hanno sottolineato la cattiva gestione di uno strumento finanziario e la mancanza di trasparenza.
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