LE IMMAGINI, viste al Tg3 nazionale, di Gerardo Marotta aggirarsi sconsolato nel capannone dove è finita gran parte della biblioteca dell' Istituto Filosofico, destano penae rabbia indicibili. Tempi amarissimi per la cultura negli anni disperanti che stiamo vivendo; non c' è un euro da destinare a chi e a quanti si dedicano al "cibo della mente"; in più, le istituzioni politiche, amministrative ed economiche non ce la fanno a sostenere le strutture stabili che si occupano di tenere in vita il circuito culturale e scientifico, mentre una residua sensibilità o disponibilità la mostrano nei confronti di eventi occasionali. Ora, una volta di più, sembra il caso di chiarire che strutture dedicate possono produrre eventi significativi, mentre non è assolutamente vero il contrario. Inoltre, le prime assolvono spesso a compiti e funzioni (archivi, biblioteche, musei) che diversamente ricadrebbero sulle istituzioni predette. E a questo riguardo, c' è qualcosa in più da dire, anche qui prendendo spunto dal servizio televisivo ricordato all' inizio, nel quale è stato ricordato anche il sacrificio, in termini di risorse economiche personali, di Gerardo Marotta. Mi è parso che rispondesse all' appello-manifesto di un altro straordinario "vecchio", Don Gallo, che ci ha lasciati pochi giorni fa e che ha detto e scritto: «Qui dobbiamo aiutarci noi, da noi stessi, perché diversamente non ci aiuta un cazzo di nessuno». Così, crudo e testuale, non un grammo in meno da parte di chi in chiesa intonava e faceva intonare "Bella ciao". E DUNQUE la lezione è proprio questa, come sta sperimentando chi scrive, il quale oltre a sostenere di tasca propria l' Istituto campano per la storia della Resistenza, ogni santo mese, sta richiedendo in giro un po' di aiuto, da parte di chi si riconosce nella difesa della cultura al servizio della democrazia, della libertà, dell' antifascismo nella città delle Quattro Giornate con cui, 70 anni fa, ci liberammo di nazisti e fascisti. E la risposta è incoraggiante, e dimostra che con 3 centesimi al giorno e associandoci all' Istituto, lo si salva e gli si consente almeno di restare aperto, come da mezzo secolo puntualmente avviene. A disposizione di studenti, studiosi, cittadini interessati, una biblioteca di alcune decine di migliaia tra volumi e opuscoli; 300 mila documenti in archivio; fotoe mediateca; oggetti e reperti. Tra le attività, il costante lavoro nelle scuole, un cineforum, il museo didattico multimediale, l' archivio della memoria delle donne del Sud. A sostegno del tutto, e in tempi di carestia, è certamente necessario un più di solidarietà e generosa operatività su base volontaria: esattamente ciò che l' esperienza che vado facendo mi sta dimostrando, rivelando tutta una rete di associazioni (e persino singole persone) dedite con tenacia e senza alcuno schiamazzo a meritoria azione sociale e culturale. In definitiva, quello che in maniera sacrosanta si fae si deve fare per le grandi istituzioni culturali della città, da Città della Scienza all' Istituto Filosofico e fino al San Carlo, vale per tutti e per tutte le entità che non mollano e non vogliono scomparire o essere costrette a farlo. A maggior ragione quando il loro motto è "l' esistenza come Resistenza"e la missione principale è la difesa e valorizzazione della memoria forte, riferita all' istinto di libertà più che al bisogno di protezione tra cui oscilla il pendolo storico, civile e politico, della nostra oggi tanto angustiata e affaticata comunità. L' autore è presidente dell' Istituto campano per la storia della Resistenza "Vera Lombardi" (istitutocampanolibero.it)