L'archivio di Stato di Genova, giacimento di documenti di valore inestimabile, noto nel mondo, sarà declassato? Finirà equiparato a un piccolo archivio di provincia, fuori dal circuito di valorizzazione nazionale e internazionale? Rossana Rummo, direttore generale per gli archivi del Ministero dei beni culturali, rassicura. «In merito alla notizia di un eventuale declassamento - rende noto Rummo - il direttore generale per gli Archivi del Mibac smentisce qualsiasi ipotesi al riguardo. Inoltre allo stato attuale nessun disegno di riforma prevede tale decisione». Ma il sospetto che a Roma qualcuno abbia provato (più o meno intenzionalmente) a escludere Genova dagli archivi di interesse nazionale, magari a beneficio di altri, ad esempio l'Archivio di Bari che ha un patrimonio documentario di importanza inferiore ma conta 80 archivisti, non è dissipato. «Meglio prevenire che curare», replicano da Genova, a scanso di eventuali tentazioni di declassamento. Il caso nasce da una bozza di modifica della legge 233 del 2007, collegata alla legge 2012 sulla spending review, elaborata nell'aprile scorso in ambienti ministeriali su richiesta del direttore generale, in cui si consiglia di inserire tra gli istituti culturali di rilevanza nazionale, quindi dotati di autonomia speciale, gli Archivi di Venezia, Firenze, Torino, Milano, Roma, Napoli, Palermo, Bologna e Bari. Genova non è nella lista. Pericolo scampato dopo la smentita del direttore generale del Mibac? In Santa Maria in via Lata, nell'antico complesso di Sant'Ignazio che ospita l'Archivio di Stato genovese, non sono tranquilli. Da qualche tempo si sono formati quasi due partiti, quello di chi teme "colpi di mano" con il conseguente declassamento e quello di chi, come Francesca Imperiale, responsabile della Soprintendenza archivistica della Liguria (ente competente sugli archivi privati e pubblici non statali) e dall'autunno scorso anche direttore ad interim dell'Archivio di Stato di Genova, minimizza e giudica inappropriata la mobilitazione «su un problema che non c'è. La questione vera - dice Imperiale - è la scarsità di risorse umane e finanziarie che penalizza tutti, in particolare Genova. Ma non è in discussione il suo altissimo valore». Sul "rischio declassamento" non la pensa come lei Alfonso Assini, vice direttore e archivista "anziano": «E' evidente - osserva - che se prendesse piede la filosofia che distingue gli archivi di interesse nazionale, avremmo archivi di serie A che rispondono direttamente a Roma e archivi di serie B dipendenti da soprintendenze regionali, direzioni regionali dei beni culturali e dal ministero. L'esclusione di Genova dai primi sarebbe gravissima e immotivata».